Nonostante le tensioni commerciali e le tariffe punitive, una delegazione di alto livello di rappresentanti delle imprese statunitensi continua a recarsi in Cina per incontrare i partner locali. L’ottimismo delle grandi aziende statunitensi riflette la centralità del mercato cinese e la necessità di cooperazione bilaterale.

Molti media esteri hanno riferito, citando fonti, che una delegazione di alto livello di imprenditori statunitensi si recherà questa settimana in Cina, mentre Pechino e Washington tengono un nuovo ciclo di colloqui economico-commerciali in Svezia. La visita, organizzata dallo US-China Business Council, vedrà tra i partecipanti dirigenti di Boeing e FedEx, oltre al presidente del consiglio Sean Stein. Si tratta inoltre della visita più importante di una delegazione imprenditoriale statunitense in Cina da quando gli Stati Uniti hanno imposto da aprile scorso tariffe punitive. In precedenza, Jamie Dimon, presidente e AD di JPMorgan Chase & Co, e Jensen Huang, fondatore e AD di Nvidia, avevano visitato la Cina esprimendo ottimismo verso il Paese. Di recente, le missioni di imprenditori statunitensi in Cina non si sono mai fermate.
In un contesto di numerose incertezze nelle relazioni economico-commerciali sino-statunitensi, le visite spontanee di rappresentanti d’affari nordamericani in Cina rappresentano una scelta collettiva del mondo imprenditoriale. L’intervista rilasciata nei giorni scorsi da Sean Stein al South China Morning Post, confermando la sua partecipazione alla delegazione, mostra, al di là dell’abuso dei dazi da parte di Washington, quale sia l’atteggiamento reale della società statunitense nei confronti dei rapporti economico-commerciali con Pechino. Stein ha osservato che negli Stati Uniti la comprensione della Cina è spesso obsoleta; l’innovazione cinese è per molte aziende più importante del mercato, e le catene di ricerca e sviluppo tra USA e Cina si sono in molti casi fortemente integrate. «In molti settori un’azienda non può oggi essere competitiva a livello globale se non sfrutta l’innovazione cinese», ha affermato, sottolineando che «le aziende non hanno scelta se non quella di avere alcune operazioni in Cina». Stein ha inoltre elogiato il «pragmatismo incredibile» dei cinesi nelle dispute tariffarie e ha chiesto agli Stati Uniti di «usare altrettanto pragmatismo», rilevando come i dazi siano stati concepiti per infliggere più danni agli Usa che non alla Cina.
Il messaggio della comunità imprenditoriale statunitense non potrebbe essere più chiaro: la cooperazione economico-commerciale tra Cina e Stati Uniti è reciprocamente vantaggiosa e rappresenta una situazione win‑win, e ogni tentativo di recidere i legami economici tra i due Paesi contraddice i principi di mercato. Per loro, la cooperazione con la Cina non è un’«opzione» ma una «necessità». Questa scelta rappresenta al tempo stesso un passo pragmatico alla ricerca di opportunità di affari e una dichiarazione netta sulle prospettive dei rapporti economico-commerciali sino-statunitensi. L’attrattiva del mercato cinese continua a rivelare nuovo valore in un contesto di upgrade dei consumi e di apertura istituzionale; l’onda di innovazione delle aziende cinesi offre alle imprese statunitensi rare opportunità di sviluppo; la resilienza e la rapida ripresa delle catene produttive cinesi garantiscono aspettative di stabilità operativa. Investire in Cina e cogliere benefici reciproci è diventato un ampio consenso tra gli investitori globali, inclusi quelli statunitensi.
Le basi della cooperazione economica e commerciale tra Cina e Stati Uniti non si fondano su uno scontro a somma zero del tipo «chi domina chi», bensì su una profonda complementarità delle strutture economiche e su una scelta naturale dettata dal meccanismo del mercato. La resilienza delle relazioni economico-commerciali sino-statunitensi nasce dalla convergenza di interessi comuni e dalla volontà di cooperazione. Sia l’impatto positivo delle efficienti catene di fornitura cinesi sui consumi delle famiglie statunitensi sia le enormi opportunità di fatturato per le aziende Usa nel mercato cinese sono dimostrate dai dati degli ultimi decenni. Quando Tesla annunciò la costruzione del suo stabilimento di stoccaggio energetico Megapack a Shanghai o quando il colosso farmaceutico AstraZeneca istituì a Pechino il suo centro di R&S strategico globale, queste scelte strategiche di multinazionali hanno rappresentato un «termometro» della globalizzazione economica, misurando il grado di apertura istituzionale del mercato cinese.
Nelle attuali condizioni, l’essenza dei rapporti economico-commerciali tra Cina e Stati Uniti come reciprocamente vantaggiosi e win‑win è sempre più evidente. Alla recente China International Supply Chain Expo il numero di espositori statunitensi è cresciuto del 15% rispetto all’edizione precedente, confermando il primato degli Stati Uniti quale gruppo più numeroso di espositori stranieri. Inoltre, rappresentanti d’affari statunitensi hanno partecipato attivamente al Global Trade and Investment Promotion Summit tenutosi a Pechino a maggio. Solo questo mese, un sondaggio dello US-China Business Council tra 130 aziende associate ha rivelato che il mercato cinese resta cruciale per le imprese Usa per mantenere la loro competitività globale, con quasi tutti i rispondenti convinti che senza operazioni in Cina non possano essere concorrenziali a livello mondiale.
L’economia globale affronta molteplici sfide. Sia si tratti di ottimizzare l’allocazione delle risorse e adattarsi alla trasformazione dei modelli di sviluppo causata dall’emergere continuo di tecnologie innovative, sia di creare un ambiente globale di crescita stabile, la cooperazione e lo sviluppo congiunto tra Cina e Stati Uniti sono indispensabili. Le continue visite di rappresentanti d’affari americani in Cina non solo riflettono la fiducia nelle prospettive della cooperazione economico-commerciale, ma anche rispondono alla contraddittoria mentalità di alcuni a Washington che vogliono contenere la Cina senza però ledere i propri interessi. Per gli Stati Uniti questa situazione dovrebbe rappresentare un’opportunità per rivedere la logica di fondo delle loro politiche commerciali verso Pechino, ridurre la mentalità da gioco a somma zero e concentrarsi maggiormente sul conseguimento di risultati win‑win e multilaterali. Anche dalla parte statunitense si dovrebbe riconoscere i reali interessi del proprio popolo e delle imprese, e incontrare la Cina a metà strada, poiché questa è anche l’aspettativa condivisa dalla comunità internazionale.
CLICCA QUI PER LA PAGINA FACEBOOK
Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte e del link originale.