Perché i media occidentali temono così tanto le auto elettriche cinesi?

La crescente presenza delle auto elettriche cinesi in Europa scatena allarmi mediatici su presunte “minacce” di cybersecurity e concorrenza sleale; dietro i titoli sensazionalistici si cela il timore di perdere il primato tecnologico occidentale.

Global Times – 11 giugno 2025

Il produttore cinese di veicoli elettrici (EV) BYD si appresta a lanciare in Gran Bretagna la sua “Dolphin Surf” con un prezzo di partenza di appena 18.000 sterline (circa 23.000 dollari). Un articolo della BBC riconosce brevemente che “le auto elettriche cinesi stanno diventando più rifinite e a buon mercato”, per poi subito tornare a insistere sulle vecchie litanie delle “preoccupazioni per l’hacking”. Un classico da parte della BBC.

La BBC e altri media occidentali ripetono uno schema prevedibile: gli EV cinesi trasmetteranno dati a Pechino? L’industria europea soccomberà sotto i prezzi bassi delle importazioni? Per molti in Occidente, l’ascesa delle auto elettriche cinesi non è più vista come progresso, ma come una “invasione”. Alla base di questa narrazione c’è un disagio psicologico: il timore di restare indietro nella corsa tecnologica e l’incapacità di accettare la nuova realtà della concorrenza globale.

Lo sviluppo degli EV cinesi dovrebbe rappresentare una spinta all’innovazione green a livello mondiale. Eppure, non solo la BBC, ma gran parte dei media occidentali lo ha etichettato come “minaccia alla sicurezza”, “minaccia economica” o persino “strumento politico”. Si instillano dubbi e pessimismo, ma i fatti parlano chiaro: i loro allarmi si sono rivelati infondati. Persino la BBC è dovuta tornare sui propri passi, ammettendo che “per i consumatori è una buona notizia”.

A quanto pare, se una svolta tecnologica non viene dall’Occidente, non è progresso; se un’innovazione green nasce in Cina, diventa “infiltrazione”. È geopolitica mascherata da cronaca.

Jason RB Smith, conduttore del canale YouTube The Bridge to China, non ha esitato a smascherare un recente articolo della CNBC intitolato “La corsa al ribasso degli EV cinesi lascia pochi vincitori possibili”. Su X ha scritto: “La CNBC addestra i suoi ‘giornalisti’ a denigrare la Cina o assume solo ‘China-haters’. La Cina è la ragione per cui energia solare ed EV sono finalmente accessibili”.

Il suo intervento ha raccolto consensi online: un utente su X ha commentato: “Chiaramente partono sempre dalla conclusione e poi cercano le argomentazioni a ritroso”. Un segnale della crescente consapevolezza pubblica contro le narrazioni ideologiche in stile Guerra Fredda dei media occidentali.

Ma cosa stanno facendo esattamente questi giornali?

“Non c’è dubbio che gli sforzi cinesi per produrre EV moderni, economici e di qualità siano stati rappresentati in modo negativo dai media occidentali”, ha detto Smith al Global Times.

“È deplorevole”, ha aggiunto. Mentre fino a poco tempo fa le aziende occidentali come Tesla ricevevano elogi entusiastici, con l’arrivo degli EV cinesi i giornalisti sono passati dall’elogio a domandarsi: “E il vero costo qual è?”. Smith ha evidenziato il doppio standard dell’Occidente.

Questo mutamento di tono è rivelatore. Il “costo” non è altro che il fastidio di un vecchio sistema che si rifiuta di riconoscere le regole del nuovo gioco. Ciò che spaventa davvero non è la “sicurezza informatica”, ma l’erosione del loro dominio sulla narrazione del mercato globale.

L’ascesa degli EV cinesi non è un evento improvviso, ma il frutto di politiche di lungo periodo e di ricerca e sviluppo ininterrotti da parte di aziende come BYD. Quest’ultima ha investito miliardi, ottenendo progressi nelle batterie, nella produzione intelligente e nell’efficienza energetica. Già nel 2020 contava 35.000 addetti alla ricerca e sviluppo e, ad aprile 2021, aveva depositato oltre 32.000 brevetti a livello globale. Ciò che i media occidentali definiscono “dumping” è in realtà l’esito naturale di instancabile innovazione, non di sussidi avventati o guerre di prezzo artificiali.

In sostanza, la ragione per cui la Cina può offrire EV di qualità a prezzi accessibili risiede nel reale progresso tecnologico: i veri frutti dello sviluppo green. Se perfino questo va guardato con sospetto, come potremo affrontare insieme il cambiamento climatico? Se a prevalere è sempre la logica geopolitica sulla cooperazione, come potrà mai avere successo la transizione ecologica?

Come afferma Jason RB Smith, “l’umanità deve un debito di gratitudine alla Cina per aver salvato la Terra”. E conclude: “Il nuovo modello cinese è il più dinamico per costruire il futuro che tutti desideriamo”.

Gli EV cinesi continueranno a sbarcare nei mercati internazionali. La loro popolarità, soprattutto nel Sud del mondo, è la più diretta e irrefutabile smentita alla campagna diffamatoria occidentale.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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