Nei conflitti tra potere esecutivo e giudiziario, Trump denuncia un “sistema truccato” mentre magistrati bloccano deportazioni e decreti autoritari, esponendo tensioni costituzionali e sfide senza precedenti fra la Casa Bianca e le Corti.

“Tutti i magistrati ci stanno trattando ingiustamente”. Così Donald Trump in una recente intervista alla ABC, mentre si lamentava di alcune decisioni giudiziarie che hanno cercato di frenare gli abusi della sua amministrazione. In precedenza, l’attuale inquilino della Casa Bianca aveva accusato alcuni giudici di essere “radicali sinistroidi” e di far parte di un “sistema truccato”.
Il 47º presidente è solito attaccare chi cerca di sbarrargli la strada, poco importa chi sia, incapace di accettare che forse, proprio lui, stia sbagliando. Trump governa non mediante leggi approvate dal Congresso, ma con ordini esecutivi che si inventa per dettare la sua visione del mondo. Alcuni analisti hanno definito questi ordini esecutivi “memorandum presidenziali”. In realtà vanno oltre i desideri dell’inquilino della Casa Bianca, perché spesso vengono messi in pratica, anche se temporaneamente, con effetti disastrosi per la vita della gente. Ciò è ovviamente avvenuto nel caso dei migranti, con la campagna di deportazione di massa condotta in maniera potenzialmente illegale, come hanno dimostrato alcune decisioni di magistrati nelle ultime settimane.
La valanga di ordini esecutivi ha scatenato 200 denunce che ne hanno sfidato la legalità. In almeno 100 di questi casi, i magistrati hanno bloccato o sospeso le azioni contenute nei decreti presidenziali. Nel caso dei migranti, Trump ha invocato l“Alien Enemies Act” (Atto dei nemici alieni) del 1798, che in tempi di guerra conferisce al presidente il potere di deportare i cittadini di una nazione nemica. La legge è stata usata rarissimamente, ma Trump si è inventato un’invasione di stranieri, dichiarando guerra. L’inquilino della Casa Bianca ha legato migranti venezuelani alla gang “Tren de Aragua”, deportandone alcune centinaia non nel loro Paese d’origine ma nel “Centro de Confinamiento del Terrorismo” (Cecot) in El Salvador, un carcere dal quale non si esce eccetto in una bara, secondo il ministro di Giustizia salvadoregno.
Tre giudici, però, hanno classificato “l“Alien Enemies Act” inapplicabile, poiché gli Stati Uniti non sono in guerra con il Venezuela. Il primo di questi giudici, Fernando Rodriguez — nominato da Trump nel suo primo mandato nel Distretto Meridionale del Texas — ha stabilito che quella legge non si applica all’invasione di “Tren de Aragua”. La decisione di Rodriguez è la prima a riconoscere che Trump ha oltrepassato la sua autorità, riservata a guerre ufficiali. Un’altra giudice del Colorado, Charlotte Sweeney, ha emesso un’ingiunzione preliminare contro Trump, impedendogli di deportare migranti venezuelani basandosi sullo “Alien Enemies Act”, dichiarando che non può esserci “invasione” senza “azioni militari di guerra”. In New York, il giudice Alvin Hellerstein ha proibito la rimozione di detenuti dal suo distretto, affermando che i legali di Trump non hanno dimostrato l’esistenza di “guerra” o “invasione”, riallacciandosi alla decisione di Rodriguez.
A conferma della guerra fasulla di Trump, l’intelligence americana non ritiene che il governo venezuelano di Nicolás Maduro controlli la gang “Tren de Aragua”, come riportato dal New York Times, basandosi su un memorandum governativo declassificato di recente. Nonostante tutto, la Corte Suprema ha stabilito che l’amministrazione Trump può riprendere le deportazioni dei migranti venezuelani usando l“Alien Enemies Act”, purché gli accusati abbiano l’opportunità di un’udienza in tribunale, per determinare se meritino la deportazione. È una mezza vittoria per Trump, che però non lo soddisfa. In un’intervista al programma “Meet the Press” della NBC, l’attuale presidente ha dichiarato di non sapere se “deve rispettare la Costituzione americana”, asserendo di non essere un avvocato. Ha ignorato i giuramenti fatti all’inizio dei suoi mandati presidenziali, che includono il dovere di “preservare, proteggere e difendere la Costituzione degli Stati Uniti”. Trump ha continuato dicendo che il requisito della Corte Suprema di garantire ai deportandi un’udienza “richiederebbe un milione, due o tre milioni di processi”. Per un presidente che non sa se deve obbedire alla Costituzione e alle fondamenta dei diritti civili, è molto meglio agire senza alcun controllo, come in regimi autoritari. Nonostante tutto, Trump ha precisato che seguirà “quanto stabilito dalla Corte Suprema”. Non è vero, come dimostra il caso di Kilmar Abrego García: il migrante salvadoregno è stato deportato per errore al carcere di Cecot, e la Corte Suprema ha ordinato all’amministrazione di “facilitare” il suo ritorno negli USA. Il presidente ha risposto che le sue mani sono legate, perché dipende da El Salvador.
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