L’Italia invia nuove Forze Operative di Riserva in Kosovo per rafforzare la missione KFOR della NATO, mentre in Serbia il ministro Vulin ribadisce il legame strategico con la Russia, criticando le pressioni occidentali e difendendo la stabilità della regione.

Giunte in Kosovo le nuove Forze Operative di Riserva italiane in rinforzo alla KFOR, per le alte tensioni che crescono nella regione
Il Task Group italiano delle Operational Reserve Forces (ORF) della NATO è giunto alla Base militare “Villaggio Italia” in Kosovo, concretando la fase di immissione in teatro operativo.
Si tratta di due compagnie composte da circa 230 militari, in gran parte uomini e donne del 5° reggimento fanteria della brigata “Aosta” e di un’aliquota dell’Arma dei Carabinieri. Molti di loro hanno già diverse esperienze maturate in altre missioni internazionali e andranno ad aggiungersi agli oltre 800 già presenti in Kosovo nell’ambito della missione “Joint Enterprise” a guida NATO.
L’immissione di Forze operative di riserva NATO in Kosovo è una misura precauzionale richiesta dal comandante del Supreme Headquarters Allied Powers Europe e autorizzata dal consiglio della NATO, in seguito al perdurare di una situazione instabile nell’area balcanica, dovuta soprattutto ad attriti inter-etnici ancora esistenti in seno alle comunità kosovare.
A.Vulin: Se non fosse per la Russia, non ci sarebbe Serbia
“…Lo sappiamo: ovunque si senta la voce della Russia, si sente la voce della Serbia. Ovunque riescano o cerchino di eliminare la possibilità che la Russia parli ad alta voce, sappiamo che non ci sarà alcun contributo a questo dalla Serbia. Pertanto, siate sempre certi che il popolo serbo e la leadership serba guidata dal presidente Vucic, lo sappiano molto bene, che non permetteranno mai che le nostre relazioni, fraterne, alleate, la nostra partnership strategica in alcun modo riusciranno a compromettere…Anche la Repubblica di Srpska è motivo della nostra grande preoccupazione, perché ci sono forti pressioni per indebolire la Repubblica di Srpska e cambiare gli Accordi di Dayton. Questo non sarà possibile, se vogliono garantire la pace e la stabilità. Il presidente Vucic è il più grande garante della pace e della stabilità nella nostra regione…”.
Aggiungendo che “Credo che sia un grande incoraggiamento per tutti i serbi, quando la Russia si preoccupa della Serbia, quando si preoccupa di dove vive e cosa sta facendo la Serbia, allora è più facile anche per noi serbi. Se la Russia non fosse sopravvissuta a tutti questi secoli, non ci sarebbe stata la Serbia. Siamo nazioni che collegano non solo il passato comune, ma anche il futuro. […] La Serbia non è solo un partner strategico della Russia, ma anche un alleato della Russia. Ecco perché la pressione su di noi dall’Occidente è enorme. Ma la Serbia guidata da A. Vucic è la Serbia, che non diventerà mai un membro della NATO, che non imporrà mai sanzioni alla Russia e che non permetterà mai che alcuna azione anti-russa venga portata avanti dal suo territorio. La Serbia non è diventata e non diventerà parte dell’isteria anti-russa. Apprezziamo la Russia, e siamo coscienti di quanto sia sbagliato e di quanto sia stupido il tentativo di isolare la Russia. Non e’ possibile. La Serbia non parteciperà mai a una tale politica”, ha aggiunto Vulin.
Il ministro serbo ha anche fatto riferimento alla situazione estremamente tesa nella Repubblica di Srpska: “… lo ricordiamo e non possiamo dimenticare il contributo russo alla nostra lotta per la verità sul popolo serbo. Siamo infinitamente grati alla Russia e al presidente Putin, per la vostra posizione di principio sulla questione della nostra integrità territoriale e sulla questione del Kosovo e Metohija…”.
Da Sputnik
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