Ghana: il socialdemocratico John Dramani Mahama torna alla presidenza

Le elezioni del 2024 confermano il Ghana come esempio di stabilità in Africa occidentale. In un contesto economico critico e tra sfide ambientali e sociali, il nuovo governo affronta grandi aspettative per il futuro del Paese.

Lo scorso 7 dicembre, il Ghana ha scritto una nuova pagina della sua storia politica con lo svolgimento delle elezioni generali per scegliere il Presidente e i 276 membri del Parlamento di Accra. Questo appuntamento elettorale si è rivelato di grande importanza non solo per il cambiamento della leadership, ma anche in vista delle numerose sfide che il Paese si trova a fronteggiare, dall’economia alla corruzione, passando per problemi ambientali come il disastro dell’estrazione mineraria illegale, e che ora passeranno sotto la responsabilità del nuovo governo.

Con il Presidente in carica, Nana Akufo-Addo, leader della formazione liberista New Patriotic Party (NPP), che non era eleggibile per un nuovo mandato, avendo raggiunto il limite costituzionale di due termini, le elezioni presidenziali si sono trasformate in un’annunciata sfida serrata tra i due principali candidati: Mahamudu Bawumia, vicepresidente uscente e rappresentante del partito di governo, e John Dramani Mahama, già Presidente tra il 2012 e il 2017 e candidato del National Democratic Congress (NDC), la principale forza di opposizione, di ispirazione socialdemocratica.

Sebbene i risultati non siano ancora definitivi nel momento in cui stiamo scrivendo, le elezioni presidenziali hanno visto Mahama prevalere con una maggioranza significativa al primo turno (56,55% delle preferenze con il 96,74% delle schede conteggiate), evitando il ballottaggio che sarebbe stato necessario qualora fosse rimasto sotto la soglia del 50%. Nel riconoscere la sconfitta, Bawumia ha dichiarato: “Il popolo del Ghana ha parlato, e rispettiamo con umiltà la loro decisione”. Questo passaggio di potere segna un momento storico, quanto Mahama diventa il primo leader nella Quarta Repubblica del Ghana a riconquistare la presidenza dopo aver perso un’elezione.

Parallelamente, le elezioni parlamentari hanno registrato un risultato altrettanto significativo, con il NDC che ha ottenuto una maggioranza schiacciante. Secondo i dati provvisori (97,46% delle schede conteggiare) il partito di opposizione ha conquistato 186 seggi su 276, lasciando all’NPP 82 seggi, mentre quattro sono stati assegnati a candidati indipendenti. Questo conferisce alla formazione di Mahama un controllo dominante sul Parlamento di Accra, ponendo le basi per una governance più stabile e un ambizioso programma di riforme.

Sebbene le operazioni di voto si siano svolte senza grandi difficoltà, non dobbiamo dimenticare che queste elezioni si sono svolte in un momento di grave crisi economica per il Paese. Nonostante il Ghana sia uno dei principali produttori mondiali di cacao, oro e petrolio, il Paese sta affrontando una delle peggiori recessioni della sua storia recente. Inflazione, disoccupazione e un forte indebitamento esterno hanno messo a dura prova la popolazione. Nel 2022, il Ghana ha registrato un default sul debito sovrano, un evento senza precedenti che ha aggravato ulteriormente la situazione economica. L’accordo con il Fondo Monetario Internazionale (FMI) per un prestito di 3 miliardi di dollari è stato accolto con scetticismo da molti, poiché ritenuto un segno di fallimento delle politiche economiche del governo uscente.

Considerando tale contesto, non sorprende che le differenze tra i due principali candidati si siano riflesse soprattutto nelle proposte per rilanciare l’economia. Bawumia ha puntato su una strategia di crescita guidata dal settore privato, evidenziando i successi del governo NPP, come l’introduzione dell’istruzione gratuita per le scuole secondarie e il piano “one-district, one-factory”. Tuttavia, queste misure non sono state sufficienti a convincere un elettorato deluso dagli effetti della crisi economica.

Dall’altra parte, Mahama ha promesso un ritorno alle politiche di intervento governativo, con investimenti significativi in infrastrutture pubbliche, agricoltura e manifattura. Ha inoltre promesso di ridurre il numero di ministri per contenere le spese pubbliche e di creare un ufficio anti-corruzione con il compito di esaminare gli appalti governativi superiori a 5 milioni di dollari. Infatti, la corruzione è un problema cronico in Ghana, e anche in queste elezioni è stata una questione cruciale. Secondo il Corruption Perceptions Index del 2023, il Ghana si colloca al 70° posto su 180 Paesi, un segnale di livelli elevati di corruzione politica.

In pratica, Mahama ha proposto un programma che riflette l’ideologia socialdemocratica dell’NDC, mentre l’NPP resta attaccato alle proprie politiche liberiste che non hanno portato grandi risultati nel precedente mandato.

Un altro elemento distintivo di queste elezioni è stato il ruolo della regione settentrionale, distante dalla costa e dai principali centri economici, e di conseguenza tradizionalmente svantaggiata. Entrambi i principali candidati provengono da questa parte del Paese: Bawumia è un musulmano del nord, mentre Mahama è un cristiano della stessa area. Tale scenario ha modificato le dinamiche politiche, poiché per la prima volta il nord ha avuto un’influenza determinante sull’esito delle elezioni. Tuttavia, il fattore religioso ed etnico ha continuato a giocare un ruolo importante, con l’NPP che ha cercato di mantenere il supporto della sua base tradizionale nella regione di Akan, prevalentemente cristiana e situata nel sud del Paese.

Un altro tema centrale è stato l’impatto devastante dell’estrazione mineraria illegale, nota localmente come “galamsey”. Tale pratica ha inquinato numerosi corsi d’acqua, compromettendo l’accesso all’acqua potabile e danneggiando le colture di cacao, una delle principali risorse economiche del Paese. Le proteste contro l’inefficacia del governo uscente nel contrastare il fenomeno hanno contribuito al malcontento generale.

Durante la campagna elettorale, Mahama ha promesso di adottare misure più severe per combattere il galamsey e di promuovere iniziative per la tutela ambientale. Tuttavia, molti esperti sottolineano che il problema richiede un approccio strutturale, che includa alternative economiche per le comunità coinvolte in queste attività che, seppur illegali e dannose, rappresentano una strategia di sopravvivenza per molte famiglie.

Secondo gli analisti, le elezioni generali non sono state solo una competizione tra due partiti, ma anche un test per la maturità democratica del Ghana. Con un tasso di affluenza del 60%, inferiore rispetto agli anni precedenti, è evidente che molti elettori hanno scelto di non partecipare, esprimendo il proprio disincanto nei confronti della politica tradizionale. Tuttavia, il processo elettorale si è svolto in modo pacifico, consolidando la reputazione del Ghana come uno dei Paesi più stabili della regione.

La vittoria dell’NDC rappresenta un momento di svolta per il Paese, offrendo un’opportunità per affrontare le sfide economiche, sociali e ambientali con un approccio rinnovato. Tuttavia, il nuovo governo dovrà dimostrare di essere all’altezza delle aspettative, adottando misure concrete per migliorare la qualità della vita dei cittadini e rafforzare le istituzioni democratiche.

Le elezioni ghanesi si inseriscono infine poi in un panorama africano in continua evoluzione, caratterizzato da grandi cambiamenti negli ultimi mesi, con diversi Paesi che hanno visto l’opposizione vincere le elezioni. Altri Paesi, invece, sono giunti al cambiamento di governo per mezzo di colpi di Stato, ma in tutto il continente prevale una propensione verso il cambiamento e l’abbandono delle politiche liberiste e di asservimento all’Occidente.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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