Riceviamo e pubblichiamo la lettera con la quale Adriana Bernardeschi spiega le ragioni politiche delle sue dimissioni da direttrice responsabile del giornale online La Città Futura.

Cari compagni e compagne,
scrivo alle persone che mi hanno conosciuto attraverso la mia partecipazione al collettivo politico del giornale La Città Futura, e con le quali desidero continuare a portare avanti le lotte politiche per la stima che nutro nei loro confronti e per la comunanza di ideali e visioni.
Da pochi giorni non sono più la direttrice responsabile di quel giornale, e il significato profondo che ha avuto per me questo impegno mi spinge a spiegarvi le ragioni della mia decisione.
Avrei preferito poterlo fare sul giornale stesso, ma ciò non è stato possibile.
La Città Futura è un giornale guidato da un collettivo politico, che è il soggetto che effettivamente lo “dirige”, per cui il mio ruolo era puramente formale e di servizio, tuttavia le posizioni politiche che esso ha espresso nell’ultimo periodo, incompatibili con le mie, hanno fatto sì che non mi sia sentita di rappresentarle più neppure formalmente, sia per correttezza nei confronti della redazione, sia per la coerenza del mio agire politico e nel confronto con compagni e organizzazioni che sento vicini e coi cui ritengo importante collaborare.
In politica interna, il collettivo sta aderendo a posizioni che non condivido, in una logica di entrismo che non riguarda più grandi forze riformiste, al momento inesistenti nel nostro paese, ma raggruppamenti e uscite più o meno estemporanee e fin qui dimostratesi destinate a durare una breve stagione. Mi sembra che l’attività del collettivo sia maggiormente rivolta a queste attenzioni tattiche che alla strategia di costruire l’unità dei comunisti, peraltro a differenza di quanto scritto nella sua carta fondativa.
La ricerca tattica di convergenze ampie per battaglie comuni anche su questioni rilevanti è importante, ma non deve essere senza discriminanti minime e non deve, a mio parere, far perdere di vista che lo scopo dei comunisti è la trasformazione dell’esistente.
In politica estera, l’orientamento prevalente manifestato dal giornale nell’ultimo periodo ha oscillato fra il sostegno al movimento comunista internazionale e antimperialista, incluso il sostegno tattico ai paesi non allineati e al multipolarismo, e l’adesione a posizioni che mettono sullo stesso piano realtà che fanno parte di schieramenti opposti, magari col pretesto di criticare scelte di politica interna e il livello di democrazia di alcuni paesi, avvicinandosi così alle posizioni propagandiste dell’Occidente. In più occasioni sono uscite dalle nostre pagine posizioni politiciste e ambigue nei confronti dell’imperialismo USA, e invece di critica alle forze comuniste che vi si oppongono, adducendo spesso, anziché argomenti politici chiari, contenuti teorici che mi sono parsi forzati perché estrapolati dal contesto storico-filosofico nel quale sono stati formulati, e applicati a un contesto del tutto diverso. Ritengo questo tipo di atteggiamento non utile alla lotta al nemico di classe per la sua ambivalenza e per il suo carattere non confacente al ruolo di chi vuole costruire un partito comunista radicato nella sua classe di riferimento.
L’insurrezione della Palestina ha ulteriormente messo in luce una differenza di posizione rispetto al mio sentire, non, ovviamente, sulla necessità di stare dalla parte del popolo palestinese, ma sulla critica, secondo me necessaria, nei confronti di una sinistra che esita a sostenere la lotta di quel popolo mentre pretende di insegnargli paternalisticamente il bon ton con cui sfondare la gabbia in cui è rinchiuso e massacrato da decenni con la complicità di tutto l’occidente. Da tali atteggiamenti non sono state secondo me prese le giuste distanze, ed è emersa invece grande preoccupazione di non rischiare di apparire “filo-Hamas”, mentre la resistenza palestinese riunisce in questa fase una moltitudine di forze diverse, e questo fronte va a mio parere sostenuto senza riserve.
Anche se il mio ruolo di direzione era, come detto, strettamente formale, in ogni caso figuravo, e venivo avvicinata, come direttrice, e quindi emergeva implicitamente che io condividessi la linea editoriale, la qual cosa non corrisponde più alla verità. Mi preme dunque rendere chiaro all’esterno che non condivido questa involuzione moderata della maggioranza del collettivo, che a mio avviso rimuove improvvisamente il progetto di unire i comunisti nell’obiettivo di mettere in campo una nuova soggettività comunista d’avanguardia, sospingendo invece La Città Futura nell’ambito paludoso e già stantio dell’unità delle sinistre non di classe e, nell’essenza, di sistema. Ci tengo, peraltro, anche a rispettare la necessità che il collettivo politico si doti di un direttore responsabile maggiormente allineato alla posizione della sua maggioranza.
Mantengo stima nei confronti dei compagni assieme a cui ho condiviso con entusiasmo sino a oggi questo percorso, e un senso di gratitudine per l’occasione di crescita intellettuale e personale che mi è stata offerta.
Spero e confido di ritrovarli a fronteggiare insieme le tante e importanti battaglie politiche che ci attendono.
Saluti comunisti
Adriana Bernardeschi
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