Giorgia Meloni in Etiopia: un’occasione persa

La visita di Giorgia Meloni in Etiopia avrebbe dovuto rappresentare l’occasione per fare i conti con il passato coloniale dell’Italia, invece la questione non ha trovato spazio nel viaggio africano del primo ministro. La nuova riflessione di Francesco Sassano.

La visita di Stato di Giorgia Meloni in Etiopia è stata un’occasione persa utile a rimarginare una ferita inflitta dall’Italia fascista al popolo etiope nel lontano 1935, anno in cui Mussolini dichiarò guerra all’Etiopia. Nonostante le sanzioni economiche Italia perseverò nel conflitto, e capitanata dal maresciallo Pietro Badoglio entrò il 5 maggio 1936 ad Addis Abeba.

Le conseguenze della guerra furono catastrofiche, persero la vita 275.000 soldati etiopi, 500.000 feriti; 4.350 tra soldati e civili italiani e 4000 ascari, militi indigeni che combattevano con le forze coloniali.

L’occupazione militare italiana durerà fino al 1941, in questi anni le milizie fasciste respinsero brutalmente la resistenza dei patrioti etiopi. Ne è un esempio il massacro della grotta di Zeret, avvenuto il 3 aprile 1939, in cui le milizie fasciste decisero di impiegare in sfregio ai divieti internazionali l’iprite, conosciuta come il gas mostarda. Secondo gli esperti, quel giorno morirono circa 1000 persone.

Durante incontro di Stato tra Giorgia Meloni, avvenuto tra il 14-15 aprile, con il suo omologo etiope, Abiy Ahmed, non è stato fatto alcun accenno alla storia sopra citata. Eppure ci chiediamo com’è possibile dimenticare? Le stragi di civili, le rappresaglie fasciste, le abitazioni incendiante, le fucilazioni arbitrarie.

Paolo Borruso, nel suo libro intitolato Debre Libanos 1937, il più grande crimine di guerra dell’Italia prova a raccontare e dare memoria allo stermino dei monaci accusasti di avere dato copertura ai partigiani etiopi. A tal proposito Paolo Borruso scrive: “Liquidazione del Monastero di Debre Libanos” (p. 107): “Debre Libanos era all’epoca il monastero più antico e importante d’Etiopia e l’operazione ebbe lo scopo di colpire definitivamente il cuore e l’anima del Paese, con la scusa di una mai provata copertura offerta dai monaci etiopi agli attentatori“.

Cos’è successo in Etiopia in quegli anni?

Semplicemente, gli italiani si erano fascistizzati e imbarbariti, le azioni militari dei soldati italiani trovarono una legittimazione razziale, nel disprezzo verso il diverso, etiope rappresentava il non uomo da dileggiare e uccidere senza alcun rispetto.

Mi chiedo come mai Giorgia Meloni ha evitato l’argomento nel suo ultimo viaggio in Etiopia? Secondo il premier non c’è qualcosa da imparare dalla vicenda etiope?

In realtà una risposta c’è stata rispetto al passato coloniale, alla domanda da parte dei cronisti di Repubblica, Giorgia Meloni ha risposto: “Il tema non è emerso. Qui non c’è Repubblica, forse non vedono il nesso”.

Eppure anche l’Italia ha avuto il suo Vietnam in Etiopia, a distanza di tempo forse era giunto il momento di riconoscere la Guerra d’Etiopia come una brutale aggressione fascista condotta scientificamente con odio razziale.

Il nostro passato imperialista per troppo tempo sottaciuto andrebbe riconosciuto e commemorato perché solo in questo modo si renderebbe giustizia alle vittime, è vero non se ne impedisce il ripetersi di certi eventi, ma allo stesso tempo è nostro compito costruire una coscienza civica da trasmettere alle nuove generazioni.

Come ho già scritto su AlimentalaMente.it: “Ogni singolo dovrebbe porsi come obiettivo di vita, un dialogo interiore, una forma di auto-riflessione, altrimenti il rischio che si corre è di delegare agli altri le proprie responsabilità, una società disposta ad accettare qualsiasi cosa rischia una deriva in cui il male diventa banale”.

Con Ahmed, Meloni ha firmato un accordo per il sostegno all’economia etiope che prevede in tre anni lo stanziamento di 140 milioni di euro: 100 in prestiti e 40 a fondo perduto. Diciamocela tutta dietro quest’amicizia c’è un unico obiettivo quello di controllare i flussi migratori in un Paese che attualmente ha 823 mila rifugiati e 4,2 milioni di sfollati. Per concludere forse sarebbe stato più opportuno avere il coraggio di riconoscere il passato invece di evocare un chimerico “Piano Mattei” uscendo dalla logica predatoria che prevede elargizioni in denaro per frenare i flussi migratori. Ma questa è un’altra storia!

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About Francesco Sassano

Francesco Sassano, Sociologo della Comunicazione, osservatore sociale di un mondo sempre più fluido. Per info e collaborazioni: sassanof@libero.it Visita il blog di Francesco: https://alimentalamente.it/

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