Nelle prime ore della mattinata di domenica 3 maggio, il Venezuela è stato vittima di un tentato attacco armato proveniente dalla Colombia, prontamente fermato dall’esercito. Tra i paramilitari catturati anche un agente statunitense della DEA.

Nella giornata di domenica 3 maggio, il ministro dell’interno della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Néstor Reverol (in foto), ha fatto sapere che il Paese è stato vittima di un tentativo di attacco armato da parte di forze paramilitari provenienti dalla Colombia, prontamente neutralizzate dalla Fuerza Armada Nacional Bolivariana (FANB). Secondo quanto affermato da Reverol, nelle prime ore di domenica il gruppo armato avrebbe tentato di approdare nei pressi di Macuto, nello stato di La Guaira, a circa trenta chilometri dalla capitale, Caracas: “Un gruppo di mercenari terroristi provenienti dalla Colombia ha tentato di effettuare un’invasione via mare, con l’obiettivo di commettere atti terroristici nel Paese, perpetrare omicidi di leader del governo rivoluzionario e aumentare la spirale di violenza, e dunque portare ad un nuovo tentativo di colpo di stato“.
Il Partido Socialista Unido de Venezuela (PSUV), la forza del presidente Maduro, ha lanciato una campagna mediatica per ricostruire gli avvenimenti e scoprire la verità circa quanto accaduto domenica, invitando tutti i cittadini a pubblicare video e testimonianze su quelle fatidiche ore. Diosdado Cabello, presidente dell’Assemblea Nazionale Costituente del Venezuela, ha denunciato le possibili implicazioni della DEA (Drug Enforcement Administration), l’agenzia federale antidroga statunitense, nelle operazioni lanciate contro il Paese. Cabello ha infatti riferito che uno dei membri dell’equipaggio catturati dall’esercito venezuelano sarebbe proprio un agente della DEA: “La DEA è coinvolta, insieme al governo degli Stati Uniti, alla Colombia e a gruppi di narcotrafficanti, nella tentata incursione paramilitare neutralizzata dagli organismi dell’intelligence Venezuelana nella mattinata di domenica“, ha dichiarato.
L’esercito Venezuelano ha risposto a questo tentativo di attacco organizzando una nuova fase di esercitazioni militari all’interno del programma Escudo Bolivariano 2020, come annunciato dal ministro della difesa di Caracas, Vladimir Padrino. Il ministro ha affermato che le manovre militari saranno volte ad intensificare la vigilanza aerea, marittima e terrestre, al fine di individuare eventuali gruppi irregolari che tentino di entrare in territorio venezuelano. Padrino ha ringraziato le forze militari e di polizia per aver neutralizzato l’incursione paramilitare, ed ha fatto sapere che alcuni membri del gruppo irregolare sono morti negli scontri a fuoco. Oltrea all’agente della DEA, facevano parte del gruppo armato diversi individui connessi con il narcotraffico colombiano, ed è stata rinvenuta un’ingente quantità di armi e munizioni in loro possesso.
Anche la vicepresidente venezuelana, Delcy Rodríguez, ha confermato il possibile coinvolgimento dei governi di Washington e Bogotà nell’attacco: “Si tratta di un’azione mercenaria con la presenza di agenti della DEA, con la presenza di mercenari del traffico di droga legati all’estremismo venezuelano di opposizione“, ha affermato la numero due del governo di Caracas. “Nelle prossime ore mostreremo prove tangibili contro l’estremismo dell’opposizione venezuelana, il governo della Colombia e il governo degli Stati Uniti, che storicamente ricorre all’uso dei mercenari per destabilizzare i Paesi e attaccare intere popolazioni“, ha aggiunto.
A denunciare l’accaduto anche forze dell’opposizione politica colombiana, come il Partido Comunista Colombiano (PCC), secondo il quale le autorità del Paese erano a conoscenza della preparazione dell’attacco paramilitare contro il Venezuela, che lo stesso PCC aveva denunciato in passato. I comunisti colombiani hanno affermato che le autorità del loro Paese hanno deliberatamente evitato di prendere le misure necessarie per evitare l’aggressione armata contro il Venezuela.
Numerosi esponenti e partiti politici internazionali hanno condannato l’attacco paramilitare ed espresso il loro sostegno alla Repubblica Bolivariana del Venezuela, come il ministro degli esteri cubano Bruno Rodríguez Parrilla, il Partido Comunista de España (PCE), il Frente Guasú, partito marxista del Paraguay, o il Partido Comunista de Uruguay (PCU), senza contare le innumerevoli organizzazioni di solidarietà con la rivoluzione bolivariana esistenti in tutto il mondo.
Questo attacco rende ancora più esplicite le manovre volte a destabilizzare il Venezuela bolivariano ed il legittimo governo del presidente Nicolás Maduro, dopo che, negli ultimi mesi, gli Stati Uniti hanno messo in pratica un vero e proprio blocco navale contro il Paese sudamericano, spalleggiati nelle proprie mosse imperialiste dalla Colombia e dal Brasile. Già lo scorso anno, come in molti ricorderanno, vi fu il tentativo di colpo di stato operato da Juan Guaidó, autoproclamatosi presidente del Paese con il benestare di Washington. In seguito, gli Stati Uniti ed i Paesi alleati della regione non hanno mancato occasione per perpetrare ogni forma di violenza politica ed economica nei confronti del Venezuela, privando il Paese latinoamericano persino dei rifornimenti necessari per far fronte all’epidemia da nuovo coronavirus.
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