Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha lanciato l’idea della formazione di un governo di emergenza nazionale per affrontare l’epidemia di coronavirus, ma anche per risolvere la crisi politica del Paese. Ci sarà anche la Lista Comune?

Nella giornata di giovedì, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha lanciato l’idea della formazione di un governo di emergenza per far fronte all’epidemia del nuovo coronavirus (nCov19), secondo alcuni utilizzata come scusa per trovare una via d’uscita dall’impasse che ha paralizzato il sistema politico nell’ultimo anno.
“Chiedo la formazione ora, anche stasera, di un governo di emergenza nazionale“, ha detto. “Sarà un governo di emergenza per un periodo limitato. Insieme lotteremo per salvare la vita dei cittadini“, ha aggiunto, affermando che il virus “non fa distinzione” tra ebrei e non ebrei o tra sinistra e destra politica. Un improvviso slancio umanitario da parte del leader della destra sionista? O piuttosto un buon pretesto per salvare la sua poltrona di premier, mantenere il controllo del Paese e far slittare la legge anti-Netanyahu proposta dall’opposizione?
In effetti, Israele non è al momento un Paese particolarmente colpito dall’epidemia, con 126 casi positivi fino ad ora registrati e nessun decesso. Il premier ha però utilizzato un linguaggio conciliante nei confronti dell’opposizione, in netto contrasto con le violente campagne elettorali che si sono susseguite nell’ultimo anno. Il governo di Tel Aviv ha già imposto una serie di severe restrizioni per rallentare la diffusione del virus, mettendo decine di migliaia di persone in quarantena preventiva e impedendo di fatto l’ingresso nel Paese ai turisti.
Coronavirus a parte, la proposta di Netanyahu segue le indicazioni date dal presidente israeliano Reuven Rivlin, che già in seguito alle seconde elezioni consecutive aveva chiesto ai due principali leader politici del Paese di formare un governo unitario. Tuttavia, i contrasti fra i due principali partiti, il Likud (“consolidamento”) di Netanyahu e Blu e Bianco (Kahol Lavan), il partito del centro liberale guidato da Benny Gantz, considerato come il grande antagonista del premier in carica, non avevano permesso il raggiungimento di un compromesso, costringendo i cittadini a tornare alle urne.
Questa volta, anche Gantz ha subito risposto in maniera positiva alla proposta di “Bibi”: “Sotto la mia guida, il partito Blu e Bianco sosterrà ogni misura appropriata, mettendo interamente da parte le considerazioni politiche, in questo momento complesso e delicato“, ha scritto sui social network il leader dell’opposizione in risposta al discorso del premier, trasmesso in diretta televisiva nazionale nella serata di giovedì.
Tra coloro che hanno raccolto l’invito di Netanyahu anche Naftali Bennett, attuale ministro della difesa e leader della nuova formazione di destra Yamina, un cartello composto da tre partiti conservatori con tedenza estremiste che fa parte dell’attuale esecutivo. “Tra sei mesi potremo tornare dove eravamo e continuare a discutere“, ha detto l’alleato di Netanyahu. “Nessun partito perderà il suo potere o la sua capacità di negoziare. Ma il virus non discrimina le linee politiche e questo richiede la formazione di un governo di ampia unità nazionale“. Gli ha fatto eco anche Aryeh Deri, segretario di un altro partito di maggioranza, Shas, che ha invitato alla formazione di un “governo di emergenza nazionale”.
Resta da capire se questo governo sostenuto da una maggioranza di larghe intese includerà anche i quindici deputati della Lista Comune (HaReshima HaMeshutefet in ebraico, al-Qa’imah al-Mushtarakah in arabo), composta dai partiti che rappresentano gli interessi degli arabi-israeliani, compresi i comunisti di Hadash (haHazit haDemokratit leSHalom veleShivyon, ovvero il Fronte Democratico per la Pace e l’Uguaglianza). Secondo quanto visto fino ad ora, Gantz potrebbe essere favorevole ad un’inclusione del gruppo nel nuovo governo, fino ad ora sempre vittima di ostracismo politico da parte delle forze sioniste, mentre Netanyahu ha spesso descritto la Lista Comune come fuori dai confini della politica israeliana, definendo i suoi membri “sostenitori del terrore“.
Intanto, il 17 marzo dovrebbe finalmente avere inizio il processo contro Netanyahu, accusato di frode e corruzione. L’attuale legge israeliana prevede che il premier possa restare in carica fino alla condanna nell’ultimo grado di giudizio, ma Gantz aveva proposto una legge secondo la quale nessun cittadino israeliano può diventare premier se è incriminato e sotto processo. Anche per questo motivo, l’idea del governo di emergenza nazionale sembra più rispondere alle necessità personali di Netanyahu che a quelle di un Paese dove ancora oggi vige un regime di apartheid nei confronti dei cittadini arabo-israeliani, per non parlare delle violenze esercitate contro i cittadini dello Stato di Palestina.
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