Slovacchia: l’opposizione vince le elezioni, Igor Matovič probabile premier

Le elezioni del 29 febbraio in Slovacchia si sono concluse con la vittoria dell’opposizione condotta da Igor Matovič e la pesante sconfitta dei partiti che sostenevano il governo guidato da Peter Pellegrini.

Il leader conservatore Igor Matovič è il candidato numero uno a diventare il nuovo primo ministro della Slovacchia, dopo l’importante vittoria elettorale conquistata dal suo partito nelle legislative del 29 febbraio. La lista Gente Comune e Personalità Indipendenti (Obyčajní Ľudia a Nezávislé Osobnosti, OĽaNO), in coalizione con Nuova Maggioranza (Nová Väčšina) ed altri partiti di centro-destra, ha infatti conquistato il primato con il 25.02% dei consensi, più del doppio rispetto a quanto ottenuto nelle ultime elezioni. La coalizione guidata dall’imprenditore Matovič ha così visto la propria rappresentanza in parlamento aumentare da 19 a 53 seggi, più di un terzo rispetto ai 150 scranni che costituiscono l’emiciclo di Bratislava.

In calo, invece, il partito del primo ministro uscente, Peter Pellegini, ma soprattutto del fondatore ed ex premier Robert Fico, in carica dal 2006 al 2010 e poi dal 2012 al 2018, considerato il vero leader di questa formazione. Direzione – Socialdemocrazia (Smer – Sociálna Demokracia) ha infatti perso dieci punti percentuali, fermandosi al 18.29% delle preferenze, e perdendo undici seggi, eleggendo comunque trentotto deputati.

Ancora peggio è andata agli altri due partiti che sostenevano il governo dei nazionalisti socialdemocratici, ovvero i nazionalisti di destra del Partito Nazionale Slovacco (Slovenská Národná Strana – SNS) ed i liberal conservatori di Most–Híd, partito che rappresenta gli interessi della minoranza ungherese in Slovacchia, il cui nome significa “ponte” rispettivamente in slovacco e magiaro. Le due formazioni, che in totale disponevano di ventisei seggi, sono state spazzate via dall’Assemblea Nazionale, attenstandosi rispettivamente al 3.16% ed al 2.05%.

Resta ora da capire quale sarà la composizione del nuovo esecutivo. Secondo molti analisti, Matovič potrebbe puntare alla guida del governo ottenendo il sostegno di altri due partiti di centro-destra, gli euroscettici di Libertà e Solidarietà (Sloboda a Solidarita – SaS), che dispongono di tredici seggi (6.22%) e la lista Per il Popolo (Za ľudí), fondata lo scorso anno dall’ex presidente Andrej Kiska, che ha eletto dodici deputati (5.77%).

Questa soluzione raggiungerebbe la maggioranza assoluta con un totale di 78 seggi su 150, ma non è l’unica praticabile. Un altro partito che potrebbe essere coinvolto nella formazione del governo è infatti Siamo una Famiglia (Sme Rodina), formazione fortemente nazionalista ed anti-immigrazione, che ha ottenuto la terza posizione con l’8.24% delle preferenze e diciassette parlamentari eletti.

Improbabile, invece, l’entrata nella squadra di governo dei neonazisti di Kotleba – Partito Popolare Slovacchia Nostra (Kotleba – Ľudová strana Naše Slovensko, ĽSNS). Resta comunque preoccupante il risultato ottenuto dalla formazione condotta da Marian Kotleba, colui che si fa chiamare “Vodca”, ovvero “Duce”, dai suoi seguaci. ĽSNS si attesta sul 7.97%, raggiungendo i diciassette scranni, tre in più rispetto alla precedente legislatura.

Tra le maggiori delusioni di questa tornata elettorale, infine, la coalizione di centro-sinistra formata da Slovacchia Progressista (Progresívne Slovensko, PS) e SPOLU – Občianska Demokracia (Insieme – Democrazia Civica), che fanno capo alla presidente della Repubblica Slovacca, Zuzana Čaputová. Dopo aver superato il 20% delle preferenze alle europee dello scorso anno, le due liste si sono fermate al 6.96%, non riuscendo ad eleggere deputati (la soglia di sbarramento è infatti del 5% per i partiti che corrono in solitaria e del 7% per le coalizioni).

Fondato su una piattaforma anti-corruzione dallo showman politico ed imprenditore Matovič, OĽaNO è ad ogni modo il primo partito non nazionalista a vincere le elezioni da quando la Slovacchia è diventata indipendente, nel 1993. Ora il partito anti-corruzione ed il suo leader potrebbero trovarsi alla guida del Paese, ma prima sarà necessario trovare le forze disposte a sostenere la nuova maggioranza.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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