Ucraina: Oleksij Hončaruk nominato nuovo primo ministro

Oltre un mese dopo le elezioni legislative, il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj ha nominato il trentacinquenne Oleksij Hončaruk come nuovo primo ministro del Paese.

Era il 21 luglio, quando i cittadini ucraini sono stati chiamati alle urne per eleggere i nuovi deputati del parlamento unicamerale del Paese, la Verkhovna Rada (Верхо́вна Ра́да, letteralmente Consiglio Supremo). Il verdetto delle urne, allora, aveva consegnato una maggioranza netta a Servo del Popolo (in ucraino: Слуга народу), il partito dell’attuale presidente Volodymyr Zelens’kyj, insediatosi il 20 maggio. Nonostante l’esistenza di una maggioranza assoluta, il capo di Stato ha impiegato oltre un mese per sciogliere le riserve sul nome del nuovo primo ministro.

Giovedì 29 agosto, è finalmente arrivata l’investitura ufficiale per il trentacinquenne Oleksij Hončaruk, che ha preso così il posto di Volodymyr Groysman, in carica dall’aprile del 2016 ed ultimo residuo della presidenza di Petro Oleksijovyč Porošenko. L’avvocato Hončaruk (spesso riportato anche come Aleksey Gončaruk, a seconda delle traslitterazioni usate), era già stato nominato vicedirettore dell’Ufficio del Presidente nel mese di maggio, divenendo responsabile del blocco dello sviluppo economico e del proseguimento delle riforme. La sua nomina è stata accolta dal parlamento con 290 voti favorevoli, quasi tutti provenienti dai deputati del partito di governo, facendo di lui il più giovane primo ministro nella storia dell’Ucraina indipendente.

Volto sconosciuto della politica ucraina fino agli ultimi mesi, Hončaruk ha dovuto superare la concorrenza di altri candidati in teoria più qualificati di lui: Vladimir Raškovan, che dal febbraio 2017 occupa il ruolo di rappresentante ucraino presso il Fondo Monetario Internazionale (FMI) dopo essere stato un pezzo grosso della Banca Centrale Ucraina ed il fautore della contestata riforma del sistema bancario nazionale; Andrey Kobolev, presidente di Naftogaz, compagnia petrolifera nazionale; infine Yuriy Vitrenko, anche lui manager di primo livello proveniente da Naftogaz. La vicinanza con il neoeletto capo di Stato, però, è stata determinante nella scelta del nuovo premier.

Il primo ministro Hončaruk era salito alla ribalta soprattutto in seguito al rilascio di alcune interviste poco rassicuranti circa le sue intenzioni per quanto riguarda il futuro dell’Ucraina, preconizzando un programma particolarmente votato alle ricette neoliberiste. Il punto forte del nuovo premier sono infatti le privatizzazioni, che andrebbero a completare l’opera di smantellamento del settore pubblico iniziato in tutta l’Europa orientale dopo la fine dell’Unione Sovietica, con esiti disastrosi per tutta la popolazione. L’ondata di privatizzazioni andrebbe così a colpire settori fondamentali come le terre coltivabili, le quattro banche pubbliche, le ferrovie, la sanità, le poste ed altri servizi, tutti rimasti sotto il controllo dello Stato anche dopo la fine dell’Unione Sovietica.

Appena nominato, il premier ha dichiarato di voler riportare l’Ucraina su alti livelli di crescita economica, tra il 5% ed il 7% del PIL. Hončaruk ha affermato di voler modificare strutturalmente l’economia ucraina, aprendo agli investimenti esteri, e dunque alle multinazionali occidentali. Da buon neoliberista, ha anche annunciato un nuovo programma di cooperazione con il Fondo Monetario Internazionale (FMI), della durata di tre o quattro anni, con il rischio di indebitare il Paese fino al collo.

Nel frattempo, al contrario di quanto dichiarato in campagna elettorale, i primi mesi della presidenza di Volodymyr Zelens’kyj non sembrano affatto aver portato una ventata di aria nuova nella politica ucraina. In continuità con il precedente governo, prosegue infatti la repressione del Partito Comunista dell’Ucraina (Комуністична партія Україниè, Komunistychna Partiya Ukrayiny – KPU): dopo essere stato impossibilitato a prendere parte alle ultime tornate elettorali, il KPU ha visto la Corte Amministrativa del distretto di Kiev emettere la sentenza di interruzione della pubblicazione della testata Rabochaya Gazeta (“Giornale dei Lavoratori”), organo ufficiale del partito.

La continuità con la politica ucraina precedente è poi dimostrata dai nome di alcuni ministri: Dmytro Kuleba, vice primo ministro e respondabile dell’Integrazione Europea, ha lavorato con il Ministero degli Esteri dal 2003 e nel 2016 è stato nominato Rappresentante Permanente dell’Ucraina presso il Consiglio d’Europa durante la presidenza Porošenko; Arsen Avakov è stato confermato agli Interni per il terzo governo consecutivo, mantenedo la carica dal 2014; Vadym Prystaiko, il nuovo ministro degli Esteri, è stato nominato ambasciatore ucraino in Canada nel 2012 ed ambasciatore presso la NATO nel 2017; Oksana Markarova è stata confermata alle Finanze, ruolo già occupato con Groysman come premier. L’esistenza stessa dei ministeri dell’Integrazione Europea e dei Territori Temporaneamente Occupati rappresenta infine una chiara testimonianza dell’orientamento del governo ucraino in politica estera.

Neoliberismo, filooccidentalismo, anticomunismo ed ostilità nei confronti della Russia sembrano dunque essere gli ingredienti principali del nuovo governo ucraino, che, al di là della retorica, non propone nessun cambiamento sostanziale, rispetto a quello precedente guidato dall’ex presidente Porošenko. Tra l’altro, al contrario di quanto dichiarato in campagna elettorale, il nuovo governo avrà lo stesso numero di ministeri di quelli precedenti.

NUOVO GOVERNO UCRAINO

Primo Ministro – Oleksij Hončaruk
Ministro degli Affari Esteri – Vadym Prystaiko
Ministro della Difesa – Andriy Zagorodniuk
Ministro degli Interni – Arsen Avakov
Ministro delle Finanze – Oksana Markarova
Ministro delle Politiche Sociali – Yuliya Sokolovska
Ministro dei Territori Temporaneamente Occupati – Oksana Koliada
Ministro della Giustizia – Denys Maliuska
Ministro della Sanità – Zoriana Skaletska
Ministro dell’Educazione – Hanna Novosad
Ministro dell’Energia e della Protezione dell’Ambiente – Oleksiy Orzhel[
Ministro delle Infrastrutture – Vladyslav Krykliy
Ministro dello Sviluppo Economico, del Commercio e dell’Agricoltura – Tymofiy Mylovanov
Ministro dello Sviluppo delle Comunità e dei Territori – Alyona Babak
Ministro della Cultura, della Gioventù e dello Sport – Volodymyr Borodiansky
Ministro del Gabinetto dei Ministri – Dmytro Dubilet
Ministro dell’Integrazione Europea – Dmytro Kuleba (vice premier)
Ministro della Trasformazione Digitale – Mykhailo Fedorov (vice premier)

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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