Con la maggioranza assoluta saldamente nelle mani del partito di governo, è attesa prossimamente la nomina del nuovo primo ministro ucraino da parte del presidente Volodymyr Zelens’kyj. Chi sono gli indiziati?

Sono passate oramai due settimane dalle elezioni legislative in Ucraina, ma ancora non è stato nominato il nuovo primo ministro che dovrà prendere il posto di Volodymyr Groysman, in carica dall’aprile del 2016. Il quarantunenne premier è infatti l’ultimo residuo della presidenza di Petro Oleksijovyč Porošenko, terminata il 20 maggio con l’insediamento del nuovo capo di Stato, Volodymyr Zelens’kyj.
Proprio il presidente Zelens’kyj può vantare una posizione politica invidiabile, visto che il suo partito, Servo del Popolo (in ucraino: Слуга народу), ha conquistato la maggioranza dei seggi del parlamento unicamerale ucraino, la Verkhovna Rada (Верхо́вна Ра́да, letteralmente Consiglio Supremo). Tuttavia, gli equilibri interni al partito hanno fino ad ora rimandato la nomina del nuovo premier, che comunque dovrebbe avere luogo a giorni.
Nonostante le promesse fatte in campagna elettorale, durante la quale Zelens’kyj si era impegnato a rompere in maniera netta con le politiche di Porošenko, tutti i principali candidati alla guida dell’esecutivo hanno un background chiaramente liberista. Certo, sotto il nuovo presidente non si vedranno più simboli e motti neonazisti, ma la sostanza dovrebbe cambiare di poco, tant’è che il nuovo presidente ha subito incassato l’appoggio degli Stati Uniti. Parlando proprio dei papabili per il ruolo di primo ministro, tra i nomi che circolano c’è quello di Vladimir Raškovan, che dal febbraio 2017 occupa il ruolo di rappresentante ucraino presso il Fondo Monetario Internazionale (FMI), una garanzia di riforme neoliberiste; segue Andrey Kobolev, presidente di Naftogaz, compagnia petrolifera nazionale; infine, Aleksey Gončaruk, avvocato trentacinquenne, con un passato politico meno importante, ma che ultimamente sembra essersi guadagnato la pole position.
Gončaruk, che nelle sue brevi esperienze politiche ha sempre raccolto riscontri elettorali da prefisso telefonico, sembra essere entrato nelle grazie del presidente grazie ad un programma particolarmente votato alle ricette neoliberiste. Il punto forte dell’aspirante premier sono infatti le privatizzazioni, che andrebbero a completare l’opera di smantellamento del settore pubblico iniziato in tutta l’Europa orientale dopo la fine dell’Unione Sovietica, con esiti disastrosi per tutta la popolazione. Tale provvedimento dovrebbe riguardare le terre coltivabili, da vendere anche a cittadini stranieri, con il fine di promuovere un aumento del PIL tra lo 0.5% ed il 3%. Aumento che, ammesso che si verifichi, sarebbe comunque sul breve periodo e a discapito della forza lavoro ucraina, ancora occupata per larghe fasce nel settore primario dell’economia nazionale. Una “riforma agraria” al contrario che avrebbe già incassato il benestare della Banca Mondiale.
Le privatizzazioni previste da Gončaruk, però, non dovrebbero fermarsi solamente alle terre coltivabili, ma includere anche le quattro banche pubbliche (Oschadbank, Ukreximbank, Ukrgasbank e PrivatBank), le ferrovie, le poste ed altri servizi, tutti rimasti sotto il controllo dello Stato anche dopo la fine dell’Unione Sovietica. Insomma, si tratterebbe di una vera e propria svendita del Paese, che andrebbe ad attirare capitali stranieri, in prevalenza statunitensi, garantendo all’Ucraina un posto d’onore tra gli alleati del capitale a stelle e strisce, un po’ come avvenuto, negli ultimi tre decenni, con la Georgia. Peccato che le privatizzazioni, insieme al conflitto interno, siano proprio quelle che hanno portato l’Ucraina a divenire il Paese più povero del continente europeo.
Il tutto, sempre secondo l’aspirante primo ministro, con l’unico fine di saldare il debito nei confronti del Fondo Monetario internazionale, che in cambio permetterebbe un rinvio sul pagamento della tanche che andrebbe rimborsata entro la fine del 2019 – e che l’Ucraina non potrà certo saldare in tempo. A sostenere le ricette neoliberiste c’è anche l’attuale ministro delle Finanze del governo Grosyman, Oksana Markarova, che potrebbe essere ripagata con una clamorosa conferma all’interno della squadra di governo, nonostante il cambiamento di colore (Makarova è ufficialmente una indipendente).
Tra le voci che si sono levate contro i progetti di privatizzazione e liberalizzazione c’è naturalmente quella del Partito Comunista d’Ucraina (Комуністична партія України, Komunistychna Partiya Ukrayiny, KPU), la cui attività politica è però fortemente repressa all’interno del Paese. Secondo il KPU, il progetto di Gončaruk rappresenterebbe una vera e propria svendita del Paese, così imponente da rischaire di porre fine all’esistenza stessa dell’Ucraina come progetto statuale: “Per salvare l’Ucraina ed il suo popolo dalla catastrofe nazionale, è necessario porre fine ai discorsi ed alle azioni politiche volte a creare un mercato dei terreni agricoli. La terra non è una merce. La terra è il fondamento di uno Stato, le fondamenta del suo potere, e solo il popolo ucraino può essere il proprietario, come scritto nella Costituzione dell’Ucraina“, si legge nel comunicato ufficiale del partito.
L’Ucraina, come anticipato, ha già subito negli ultimi trent’anni una serie di riforme economiche e privatizzazioni che hanno contribuito a portare il Paese sull’orlo del baratro, un caro prezzo pagato – come al solito – soprattutto dalle classi sociali meno agiate. L’ultima riforma criminale in ordine di tempo è stata quella della Sanità, messa in piedi dall’attuale ministro competente Ulana Suprun, cittadina statunitense, che si è ispirata al fallimentare sistema sanitario del suo Paese natale (è di Detroit) per trasferirlo in Ucraina, dando il colpo di grazia finale al Sistema Sanitario Nazionale creato ai tempi dell’Unione Sovietica.
Se Aleksey Gončaruk dovesse realmente diventare il nuovo primo ministro ucraino, per il popolo di quel Paese si aprirebbe una nuova legislatura di sofferenze, ed il nuovo presidente Volodymyr Zelens’kyj sarebbe così costretto a togliere la maschera dell’innovatore, indossata – da bravo attore qual è – nel corso della campagna elettorale.
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