Unione Europea: Ursula von der Leyen succede a Juncker

La tedesca Ursula von der Leyen è stata eletta per un soffio alla successione del lussemburghese Jean-Claude Juncker nel ruolo di presidente della Commissione Europea. Decisivo il Movimento 5 Stelle.

La sessantenne Ursula van der Leyen, tedesca dai natali belgi, ha ottenuto il lasciapassare del Parlamento europeo: sarà lei a succedere all’ex premier lussemburghese Jean-Claude Juncker nel ruolo di presidente della Commissione Europea. Il verdetto è arrivato dopo lunghe contrattazioni tra le forze politiche, ed un esito che è rimasto incerto fino all’ultimo: la prima donna a ricoprire l’incarico più importante dell’Unione Europea ha infatti ottenuto 383 voti favorevoli e 327 pareri contrari.

Considerando che per validare l’elezione servivano almeno 374 preferenze, un ruolo decisivo è stato svolto dai quattordici rappresentanti italiani del Movimento 5 Stelle, che si sono espressi a favore della candidata del Partito Popolare Europeo. Al voto favorevole dei pentastellati ha fatto da contraltare quello negativo della Lega salviniana, segnando l’ennesima spaccatura nella maggioranza governativa italiana.

L’elezione di Ursula van der Leyen è stata dunque una delle più complicate nella storia delle istituzioni europee: cinque anni fa, ad esempio, Juncker era stato eletto con una maggioranza molto più netta e 422 voti favorevoli. L’indebolimento dei gruppi storici della politica europea, popolari e socialdemocratici, ha portato ad una situazione di stallo, risolta, appunto, anche con il contribuito del M5S, che in questo caso hanno dunque sostenuto una candidatura prettamente europeista.

Mi sento molto onorata, la fiducia che riponete in me la riponete nell’Europa, un’Europa forte e unita da est a ovest, da nord a sud, pronta a combattere per il futuro invece che contro sé stessa“, ha dichiarato la neoletta di fronte al parlamento di Strasburgo. Un esito che va ad impantanare proprio i progetti della Lega, tradita dall’alleato di governo, che ora faticherà a far accettare uno dei suoi esponenti per un posto da commissario: “È gravissimo il voto europeo: von der Leyen passa grazie all’asse Merkel, Macron, Renzi, 5stelle. Avrebbe potuto essere una svolta storica: la Lega è stata coerente con le posizioni espresse finora, ha tenuto fede al patto con gli elettori e difende l’interesse nazionale“, si legge in una nota ufficiale del partito di Matteo Salvini. Molto più pesanti le dichiarazioni dell’europarlamentare leghista Maria Bizzotto: “Von der Leyen sarà schiava non soltanto di Macron e della Merkel, ma anche di quel vergognoso e antidemocratico cordone sanitario (su cui Ursula non ha speso una parola) che hanno costruito contro la Lega di Matteo Salvini per tenerci fuori dai vertici del Parlamento. Continuino pure a farsi beffe della volontà popolare: molto presto saranno travolti dalla riscossa democratica dei nostri popoli, stanchi di essere calpestati dai comitati d’affari di Bruxelles“.

Come se non bastasse, la Lega non ha subito il “tradimento” solamente da parte dei pentastellati, ma anche da quelli che dovrebbero essere i suoi alleati in ambito continentale: tra i voti favorevoli alla candidatura di Ursula von der Leyen, infatti, si contano anche i ventiquattro deputati ungheresi del partito di Viktor Orbán, Fidesz – Unione dei Giovani Democratici (in ungherese: Fidesz – Fiatal Demokratàk Szovetsége), ed i ventisei del partito polacco di Jarosław Kaczyński, Diritto e Giustizia (in polacco: Prawo i Sprawiedliwość, abbreviato in PiS). Il partito del ministro dell’Interno italiano, dunque, è il vero perdente di questo scrutinio.

Superato lo scoglio dell’elezione, Ursula von der Leyen deve ancora svolgere la parte più dura del proprio lavoro. Da Juncker ha ereditato un’Unione Europea che cade a pezzi, e che lei dovrà cercare di rimettere insieme e di rendere credibile di fronte all’opinione pubblica. Fedelissima di Angela Merkel, per la quale è stata ministro della Famiglia (2005-2009), del Lavoro (2009-2013) e soprattutto della Difesa (2013-2019), l’esponente di lungo corso dell’Unione Cristiano-Democratica di Germania (in tedesco: Christlich Demokratische Union Deutschlands, abbreviato in CDU) non gode di una reputazione immacolata in patria. Vedremo se saprà fare meglio in ambito europeo, anche se per risollevare le sorti di un Leviatano morente quale l’odierna Unione Europea si annuncia un’impresa quasi impossibile.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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