Canada: crollo dei conservatori, Trudeau nuovo capo del governo

Le elezioni federali canadesi del 19 ottobre hanno emesso un verdetto chiaro: i cittadini del Paese nordamericano hanno sonoramente bocciato i conservatori di Stephen Harper (Conservative Party of Canada – Parti Conservateur du Canada), che dopo nove anni di governo è stato costretto a cedere il posto di Primo Ministro al rivale Justin Trudeau, leader del Liberal Party of Canada – Parti Libéral du Canada e figlio di Pierre Elliot Trudeau, più volte premier tra il 1968 ed il 1980. Ricordiamo che elezioni sono state indette anticipatamente dal governatore generale David Lloyd Johnston in seguito alla crisi del governo Harper, sopraggiunta nello scorso mese di agosto (clicca qui per saperne di più).

In base ai risultati, dunque, i liberali di Trudeau hanno conquistato 184 seggi con il 39.47% delle preferenze ed un aumento di oltre venti punti percentuali rispetto alla consultazione del 2011. Con questi numeri, i liberali hanno ottenuto la maggioranza assoluta dei 338 seggi della House of Commons, e dunque la possibilità di governare senza bisogno di stipulare alleanze. Al successo dei liberali fa da contraltare il crollo dei conservatori: il partito di Harper ha perso sessanta seggi, restando con 99 parlamentari ed il 31.89% delle preferenze (quasi otto punti in meno rispetto a quattro anni fa). In base a questi risultati, l’ex primo ministro ha deciso di rinunciare al ruolo di leader dei conservatori.

Tra le altre forze politiche, va segnalata una certa delusione per il risultato di Thomas Mulcair e del suo NDP-NPD (New Democratic Party – Nouveau Parti démocratique), forza socialdemocratica che si era proposta come alternativa allo storico bipolarismo tra liberali e conservatori, gli unici due partiti che hanno governato il Paese sin dall’800. La forza di Mulcair ha infatti ottenuto solamente il 19.71% dei voti, con una perdita di undici punti percentuali ed un passaggio da 95 a 44 seggi in parlamento.

Completano il quadro delle forze politiche principali il Bloc Québécois di Gilles Duceppe, il partito che difende la causa della minoranza francofona in Canada, che ha ottenuto dieci seggi, ed il Green Party of Canada – Parti Vert du Canada, con un solo seggio.

La bocciatura del governo Harper va ricercata soprattutto nel settore economico, con il Paese che negli ultimi mesi ha vissuto una crisi senza precedenza nella sua storia. Il Canada, infatti, è sempre rimasto protetto – seppur non del tutto immune – dalle crisi internazionali, anche grazie ad una gestione oculata ed efficiente delle risorse pubbliche, ma nello scorso mese d agosto il governatore della banca centrale Stephen Poloz ha annunciato ufficialmente l’ingresso del Paese nella recessione economica. Il Canada, inoltre, ha raggiunto nel 2010 i 36 miliardi di dollari di debito pubblico, un altro record negativo nella storia del Paese, anche se va detto in realtà che il rapporto debito/PIL del Paese della foglia d’acero resta il più basso tra quello dei membri del G7.

Un’altra questione che ha segnato la fine del governo Harper è stata quella della sicurezza: il primo ministro conservatore ha infatti messo in atto una campagna mediatica di terrore circa la violenza e la pericolosità dei presunti movimenti jihadisti presenti nel Paese, utilizzando spesso – e a sproposito – l’esempio dell’11 settembre 2001 come monito per i canadesi. Harper è stato però particolarmente criticato quando ha deciso di promulgare una legge antiterrorismo che, secondo i suoi fautori, dovrebbe garantire la sicurezza dei cittadini ma che invece, a detta degli esponenti dell’opposizione, mina la privacy e le libertà individuali degli stessi.

Tra gli altri i fallimenti del governo Harper, sebbene si tratti di un episodio del 2006, ha fatto particolare scalpore il tentativo fallito di abolire i matrimoni omosessuali, divenuti legali tra il 2003 ed il 2005 in tutte le province del Paese. La proposta di Harper fu in quel caso respinta con 175 voti contrari e 123 favorevoli. Infine, il partito conservatore è stato fortemente criticato in seguito l’affievolimento delle leggi esistenti per il controllo delle armi, rendendo più facile e meno oneroso il possesso di alcune armi da fuoco: le opposizioni hanno accusato Harper di essere vittima delle lobby del settore, e non è difficile credere che la legge verrà ripristinata dal nuovo governo.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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