
Alexis Tsipras ha presentato quest’oggi al parlamento greco le sue proposte per trovare l’accordo con le istituzioni della Troika (Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale), suscitando non pochi malumori anche tra i suoi sostenitori. Se il recente referendum aveva infatti respinto le proposte delle istituzioni internazionali, venendo salutato da molti come una vittoria della democrazia e del popolo greco sulla dittatura economica europea, il primo ministro sembra aver deciso di cedere a molte delle richieste iniziali dei creditori.
Le proposte di Tsipras prevedono un calendario serrato di tagli e provvedimenti che permetteranno al Paese di spendere meno soldi di quanti non ne entreranno nelle casse pubbliche, andando così a recuperare parte del debito, ma il tutto si tradurrà in un aumento delle tasse e probabilmente anche in un innalzamento dell’età pensionabile. Non mancheranno, dunque, i malumori tra le file dello stesso partito del premier, SYRIZA (ΣΥΡΙΖΑ, Συνασπισμός Ριζοσπαστικής Αριστεράς – Synaspismós Rizospastikís Aristerás), senza dimenticare l’opposizione che da tempo viene portata avanti dai comunisti del KKE (Κομμουνιστικό Κομμα Ελλάδας – Kommounistikó Komma Elladás), che non hanno mai mancato di criticare Tsipras per la sua volontà di trovare un compromesso con le istituzioni europee e di rinunciare all’uscita dalla Zona Euro.
Innanzi tutto, dunque, la Grecia dovrà ridurre le spese pubbliche dell’1% nell’anno in corso, del 2% nel 2016 e poi del 3% e del 3,5% nei due anni successivi. In contemporanea, a partire dal mese di ottobre, sarebbe previsto un aumento delle tasse (IVA fissata al 23% su ristoranti e catering, 13% per cento sui prodotti alimentari, i consumi di acqua ed energia per gli alberghi, 6% sui farmaci, i libri e i biglietti per il teatro) ed una soppressione delle agevolazioni fiscali per le isole, con l’eccezione di quelle più distanti dalla terraferma. Le tasse aumenteranno dal 26% al 28% per le imprese, mentre saranno sospesi i sussidi e le agevolazioni agli agricoltori ed al settore dei trasporti. La riforma del settore pensionistico, invece, potrebbe portare l’età pensionabile a 67 anni entro il 2022, con il fine di recuperare fino all’1% del PIL nel 2016.
Altri provvedimenti riguarderanno i dipendenti pubblici, che potranno essere spostati verso altre mansioni, misura che, per quanto ambigua, potrebbe evitare molti tagli. In contemporanea verrà messo in atto un piano di privatizzazioni che riguarderà gli aeroporti, la società pubblica che gestisce la rete elettrica ed alcuni dei principali porti del Paese, compresi quello di Salonicco e del Pireo, ad Atene.
Tra i pochi punti che potrebbero raccogliere ampi consensi ci sarà una riduzione della spesa militare(100 milioni nel 2015, 200 milioni nel 2016), così come non dovrebbe trovare grandi opposizioni nella sinistra greca l’aumento delle tasse sui beni di lusso (dal 10% al 13%). Altre misure riguarderanno la prevenzione della corruzione e dell’evasione fiscale.
Nel settore finanziario, infine, saranno inasprite le pene contro i debitori, mentre verranno incentivati gli investimenti nelle banche greche.
Le proposte di Tsipras, che sembrano tradire lo spirito del referendum venendo incontro alle richieste delle istituzioni della Troika, dovranno essere approvate dal parlamento ellenico prima di essere sottoposte ai creditori.
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