
Sul referendum greco dello scorso 5 luglio è stato detto di tutto, tanto che in pochi hanno un’idea chiara di quale fosse il contenuto dello stesso. Lungi dall’essere una richiesta circa la permanenza o l’uscita del Paese nell’Unione Europea e/o nella Zona Euro, il referendum indetto dal primo ministro Alexis Tsipras si riferiva unicamente all’accettazione o meno di due documenti redatti il 25 giugno da Unione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale. I due documenti, intitolati originariamente “Reforms For The Completion Of The Current Program And Beyond” e “Preliminary Debt Sustainability Analysis”, contenevano uno stato dei fatti circa la situazione economica greca, naturalmente secondo il parere delle tre istituzioni sopracitate, e soprattutto delle proposte che sono state seccamente respinte dal popolo greco con un 61.31% di risposte negative.
TSIPRAS NON HA ROTTO CON LE ISTITUZIONI INTERNAZIONALI
Se il referendum è stato da molto salutato come segno di democrazia e di affrancamento dalla tirannia delle istituzioni economiche sovranazionali, in molti hanno criticato Tsipras per non aver mai messo in dubbio la permanenza della Grecia nell’Unione Europea e per voler cercare ancora di proseguire le trattative. L’obiettivo del premier è in effetti quello di trovare un accordo più conveniente per la Grecia, non quello di liberarla da questa forma di dittatura economica imposta dall’UE. È questa la posizione dei comunisti del KKE (Κομμουνιστικό Κομμα Ελλάδας / Kommounistikó Komma Elladás) ma anche dell’ala sinistra della stessa SYRIZA (Συνασπισμός Ριζοσπαστικής Αριστεράς / Synaspismós Rizospastikís Aristerás), che accusano Tsipras si aver ammorbidito le sue posizioni dopo la vittoria delle elezioni e di essere un riformista socialdemocratico.
LE POSSIBILITÀ DI USCITA DALL’EURO
Se l’opposizione moderata, sostenuta dalla maggior parte dei poteri forti europei (compresi i mass media italiani), critica Tsipras per una possibile uscita della Grecia dalla Zona Euro, questa possibilità appare al momento ancora remota. Il governo ellenico non sembra interessato a questa soluzione, ma il rischio è quello che la Grecia finisca per farsi “cacciare” dalle istituzioni europee. Una situazione alquanto ambigua, visto che un conto sarebbe una decisione volontaria in questo senso, con tanto di politiche adeguate per far ripartire l’economia nazionale (prendendo di mira i grandi patrimoni, ad esempio), mentre un’uscita obbligata rischierebbe di ritorcersi ulteriormente contro un Paese che non aveva previsto questa alternativa. Una rottura con le potenze occidentali dovrebbe poi implicare anche un immediato passaggio della Grecia nell’orbita russa e più in generale dei BRICS, gli unici partner economici che potrebbero permettere al Paese di risalire la china.
E SE FOSSE L’AUSTRIA AD USCIRE DALL’EURO?
Di Grecia si è parlato molto, ma nel frattempo anche un altro Paese sta meditando l’uscita dalla morsa della dittatura economica europea. Si tratta dell’Austria, dove 250.000 cittadini (su 8,5 milioni di abitanti totali) hanno sottoscritto una legge di iniziativa popolare che dovrà essere discussa dal Parlamento viennese e che potrebbe portare ad un referendum. I principali partiti politici, però si sono schierati contro questa proposta, e potrebbero dunque respingerla nonostante il grande sostegno che ha ricevuto dagli austriaci.
POSSIBILE EFFETTO DOMINO
Se un Paese, indipendentemente dal fatto che sia la Grecia o meno, dovesse effettivamente abbandonare l’Euro, probabilmente si andrà incontro ad un effetto domino. Il mal di pancia dei popoli europei nei confronti della situazione attuale è oramai evidente, e se un Paese dovesse decidere di fare il primo passo in questa direzione sarebbero probabilmente in molti a volerlo seguire. Gli scenari a questo punto diventerebbero molteplici: restare nell’Unione Europea abbandonando l’Euro, sul modello della Gran Bretagna; uscire dall’Euro e tornare alla moneta nazionale; uscire dall’Euro e creare un’Unione alternativa fra i Paesi con un’economia più debole, che veda però una situazione più equa tra i suoi membri.
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