Pena di morte: nello Utah torna la fucilazione

Potrà essere utilizzata al posto dell’iniezione in assenza dei prodotti letali.

Di abolire la pena di morte, nello Utah, non se ne parla. Anzi, il Senato dello stato del sud-ovest ha appena approvato un progetto di legge che reintroduce la fucilazione come modalità alternativa all’iniezione letale, nel caso in cui non siano disponibili i prodotti per eseguire quest’ultima, con un verdetto di diciotto voti favorevoli e dieci contrari.

In realtà, nello Utah come in Okhlaoma, la fucilazione non è mai stata abolita, ma era il condannato a morte a scegliere la modalità con la quale voleva essere giustiziato. Celebre fu il caso di Ronnie Lee Gardner, che nel 2010 fu ucciso da un plotone d’esecuzione.

Allo stesso tempo, però, le statistiche del Death Penalty Information Center sottolineano come, dal 1976 ad oggi, siano stati solamente tre i casi di condannati a morte che abbiano optato per questo metodo.

Il problema si è nuovamente posto perché, negli ultimi tempi, gli stati che applicano ancora la pena di morte hanno lamentato una difficoltà nel reperire i farmaci che generalmente vengono utilizzati per l’iniezione letale. Alcuni, come l’Ohio e l’Okhlaoma, hanno realizzato cocktail di farmaci alternativi che, sebbene abbiano lo stesso effetto finale di uccidere il condannato, provocano una lunga e dolorosa agonia prima del sopraggiungere della morte.

Per queste ragioni, la Corte Suprema degli Stati Uniti sta analizzando il caso, e potrebbe decidere di vietare l’uso dei farmaci alternativi attraverso un  verdetto che dovrebbe arrivare nel prossimo mese di aprile. Per anticipare i tempi, i senatori dello Utah si sono già portati avanti col lavoro: il senatore repubblicano Paul Ray, che ha proposto il disegno di legge sulla fucilazione, ha infatti giustificato la scelta affermando che la morte del conannato per mezzo di un plotone d’esecuzione sarebbe “più umana” rispetto a quella per iniezione letale, soprattutto se non eseguita con i farmaci giusti.

Ora la palla passa al governatore Gary Herbert, anche lui repubblicano, unico che, con una ratifica, renderebbe effettiva la reintroduzione della fucilazione nello stato. Herbert, però, sebbene sia dello stesso partito di Paul Ray, non ha ancora espresso un proprio parere sulla vicenda, e non è così scontato che decida di far entrare in vigore una legge che sicuramente provocherebbe reazioni contrariate.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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