Estonia: record di voti su internet, ma con quale governo?

L’Estonia, piccola repubblica baltica nata dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica, è anche nota come “il Paese di internet” per la facilità con cu iè possibile reperire connessioni wi-fi, spesso gratuite, sia nella capitale Tallinn che sul resto del suo territorio. Ma questo soprannome deriva anche dal fatto che l’Estonia può vantarsi di essere stato il primo Paese al mondo ad aver introdotto il voto via internet, dando la possibilità alla propria cittadinanza di poter esprimere la propria preferenza direttamente da casa sin dall’anno 2008 (gli Stati Uniti, per esepio, hanno effettuato il primo esperimento di questo tipo solamente nel 2012). In quest’ottica, le votazioni sono state aperte dal 19 al 25 febbraio per coloro che hanno optato per il voto online, mentre i tradizionali seggi elettorali sono stati aperti nella giornata del 1° marzo.
Il primo dato impressionante è proprio quello riguardante le votazioni via internet, che hanno coinvolto 176.491 cittadini estoni, una cifra che ha stracciato il record stabilito nel 2011, quando furono 140.846 i voti pervenuti per via informatica. Il dato assume una dimensione più chiara se si pensa che questo nuero equivale al 33% degli aventi diritto, sarebbe a dire che un terzo degli elettori ha optato per questa modalità di voto, superando anche in questo caso il 27.4% di quattro anni fa. Oltretutto, l’affluenza alle urne finale ha raggiunto solamente il 64.2% complessivo, dunque si può affermare che considerando solamente coloro che hanno deciso di votare, per la prima volta gli elettori su internet hanno superato quelli che invece hanno preferito la carta e la matita.
Ora, terminata la fase delle votazioni, il dilemma riguarda i nomi dei partiti che formeranno la maggioranza di governo. I riformisti dell’Eesti Reformierakond, prima forza politica del Paese, hanno mantenuto il proprio primato, ma hanno perso tre seggi, passando a trenta rappresentanti sui 101 del Parlamento, chiamato Riigikogu, con il 27.7% dei voti. Guadagna invece un parlamentare il Partito del Centro (Eesti Keskerakond), che ottiene ventisette seggi e 24.8 punti percentuali. Netto sia il calo dei socialdemocratici dell’SDE (Sotsiaaldemokraatlik Erakond), che passano da diciannove a quindici rappresentanti, che quello ancor più fragoroso della destra dell’IRL (Isamaa ja Res Publica Liit), che crolla da ventitré a quattordici parlamentari. Entrano invece nella stanza dei bottoni il Partito Libero (Eesti Vabaerakond), una nuova forza di centro-destra che ha ottenuto otto seggi, e gli euroscettici dell’EKRE (Eesti Konservatiivne Rahvaerakond), con sette parlamentari.
In questo panorama così frammentato, il trentacinquenne Taavi Rõivas spera di poter continuare a guidare il governo estone dopo essere diventato Primo Ministro nel marzo 2014. In realtà, infatti, le scorse elezioni avevano portato al potere Andrus Ansip, appoggiato dai riformisti e dai socialdemocratici, ma una crisi di governo ha portato alle dimissioni di quest’ultimo dopo nove anni di governo. Ansip, tra l’altro, ha poi assunto la carica di commissario europeo per l’agenda digitale assieme al tedesco Günther Oettinger. In seguito a questi episodi, i riformisti hanno formato una nuova alleanza con l’IRL, scegliendo Rõivas come nuovo premier. Ma proprio questa scelta è costata all’IRL una dura punizione da parte dei suoi elettori, con la perdita di nove seggi che di fatto rendono impossibile la formazione della stessa maggioranza che esisteva in precedenza. Ma c’è di più: l’unica maggioranza che potrebbe stare in piedi in questo momento sarebbe quella tra le prime due forze politiche, i riformisti ed il Partito del Centro, gli unici due schieramenti in grado di superare la metà dei seggi parlamentari. Poiché un’alleanza tra questi due partiti sembra improbabile salvo grandi compromessi, potrebbe a questo punto formarsi una coalizione con tre o più forze politiche.

Il primo dato impressionante è proprio quello riguardante le votazioni via internet, che hanno coinvolto 176.491 cittadini estoni, una cifra che ha stracciato il record stabilito nel 2011, quando furono 140.846 i voti pervenuti per via informatica. Il dato assume una dimensione più chiara se si pensa che questo nuero equivale al 33% degli aventi diritto, sarebbe a dire che un terzo degli elettori ha optato per questa modalità di voto, superando anche in questo caso il 27.4% di quattro anni fa. Oltretutto, l’affluenza alle urne finale ha raggiunto solamente il 64.2% complessivo, dunque si può affermare che considerando solamente coloro che hanno deciso di votare, per la prima volta gli elettori su internet hanno superato quelli che invece hanno preferito la carta e la matita.
Ora, terminata la fase delle votazioni, il dilemma riguarda i nomi dei partiti che formeranno la maggioranza di governo. I riformisti dell’Eesti Reformierakond, prima forza politica del Paese, hanno mantenuto il proprio primato, ma hanno perso tre seggi, passando a trenta rappresentanti sui 101 del Parlamento, chiamato Riigikogu, con il 27.7% dei voti. Guadagna invece un parlamentare il Partito del Centro (Eesti Keskerakond), che ottiene ventisette seggi e 24.8 punti percentuali. Netto sia il calo dei socialdemocratici dell’SDE (Sotsiaaldemokraatlik Erakond), che passano da diciannove a quindici rappresentanti, che quello ancor più fragoroso della destra dell’IRL (Isamaa ja Res Publica Liit), che crolla da ventitré a quattordici parlamentari. Entrano invece nella stanza dei bottoni il Partito Libero (Eesti Vabaerakond), una nuova forza di centro-destra che ha ottenuto otto seggi, e gli euroscettici dell’EKRE (Eesti Konservatiivne Rahvaerakond), con sette parlamentari.
In questo panorama così frammentato, il trentacinquenne Taavi Rõivas spera di poter continuare a guidare il governo estone dopo essere diventato Primo Ministro nel marzo 2014. In realtà, infatti, le scorse elezioni avevano portato al potere Andrus Ansip, appoggiato dai riformisti e dai socialdemocratici, ma una crisi di governo ha portato alle dimissioni di quest’ultimo dopo nove anni di governo. Ansip, tra l’altro, ha poi assunto la carica di commissario europeo per l’agenda digitale assieme al tedesco Günther Oettinger. In seguito a questi episodi, i riformisti hanno formato una nuova alleanza con l’IRL, scegliendo Rõivas come nuovo premier. Ma proprio questa scelta è costata all’IRL una dura punizione da parte dei suoi elettori, con la perdita di nove seggi che di fatto rendono impossibile la formazione della stessa maggioranza che esisteva in precedenza. Ma c’è di più: l’unica maggioranza che potrebbe stare in piedi in questo momento sarebbe quella tra le prime due forze politiche, i riformisti ed il Partito del Centro, gli unici due schieramenti in grado di superare la metà dei seggi parlamentari. Poiché un’alleanza tra questi due partiti sembra improbabile salvo grandi compromessi, potrebbe a questo punto formarsi una coalizione con tre o più forze politiche.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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