Cuba e Corea del Sud: storia di una relazione non voluta da altri

Cuba e la Repubblica di Corea (meglio nota come Corea del Sud) sono stati due Paesi simbolo della guerra fredda. L’isola caraibica ha rappresentato forse il più grande smacco della storia per il governo statunitense, che ha visto una rivoluzione socialista avere successo a pochi chilometri dalle proprie coste ed ha poi subito la cocente sconfitta della Baia dei Porci, con il famoso assalto fallito dell’aprile 1961, senza dimenticare la grave crisi missilistica dell’ottobre 1962, diretta conseguenza degli avvenimenti dell’anno precedente. La Corea del Sud, invece, è stata creata appositamente per diventare una vetrina utilizzata al fine di dimostrare la presunta superiorità del sistema capitalista nei confronti di quello comunista della vicina Repubblica Popolare Democratica di Corea (la Corea del Nord): con spostamenti coercitivi della popolazione, industrializzazione forzata e grazie ai numerosi fondi ricevuti dagli alleati occidentali (in alcuni anni questi hanno superato l’intera somma destinata all’Africa!), il Paese asiatico è riuscito a passare in qualche decennio da povera nazione agricola a potenza economica e tecnologica mondiale.

Così distanti fra loro, questi Paesi non hanno mai avuto motivi di conflitto reciproco, ma fino al termine della guerra fredda non erano neanche particolarmente interessati a coltivare delle relazioni: gli asiatici facevano affidamento sugli Stati Uniti e, tramite questi ultimi, sul Giappone, che interverrà pesantemente in favore dei coreani per risolvere la grave crisi finanziaria degli anni ’80; i caraibici, invece, avevano il loro punto di riferimento nell’Unione Sovietica, nonché un legame meno profondo ma comunque importante con la Cina. Il crollo dell’Unione Sovietica e l’inizio di relazioni di rilievo tra la Cina e gli Stati Uniti non hanno però cambiato molto nel rapporto tra Cuba e Corea del Sud: certo, l’isola caraibica continuava e continua tutt’oggi a mantenere buoni rapporti con la Corea del Nord, il che potrebbe essere considerata come una valida valida ragione, ma è stato proprio il governo a stelle e strisce che ha continuato a giocare un ruolo fondamentale affinché le strade dei due Paesi non si incontrassero mai. Se alcuni governi europei, compreso quello italiano, hanno avuto la forza di stabilire relazioni più o meno importanti con Cuba nonostante l’Embargo statunitense, la Repubblica di Corea, che deve la sua stessa nascita a Washington, non si è mai azzardata a superare questo varco.

A questo punto, a qualcuno verrà da chiedersi se sia possibile che gli Stati Uniti abbiano realmente influenzato così tanto la politica estera di un Paese come la Corea del Sud, lontano geograficamente ed apparentemente poco significante sulla carta geogarafica, anche dopo la fine della guerra fredda. Ma la dimostrazione di questo sta proprio in quanto accaduto due giorni fa, martedì 10 febbraio 2015, quando la Repubblica di Corea e Cuba hanno finalmente annunciato di voler stabilire relazioni diplomatiche ed economiche. Un’avvicinamento arrivato, non casualmente, proprio dopo che Barack Obama ha deciso finalmente di allentare (ma non ancora eliminare) il blocco economico nei confronti dell’isola. E così, il ministro degli esteri Yun Byung-Se ha conseguentemente potuto dare la notizia in forma ufficiale, dichiarando all’agenzia Yonhap che l’implemento delle relazioni con Cuba sarà l’obiettivo principale del 2015 in materia di politica estera per la Corea del Sud. Il primo passo è rappresentato dall’apertura di una linea diretta di credito fra i due Paesi, per un valore di circa 60 milioni di dollari, evitando così alle imprese sudcoreane l’obbligo di dover passare per le banche di un Paese terzo se intenzionate ad avere relazioni commerciali con Cuba.

Quest’apertura reciproca tra i due Paesi era voluta da diverso tempo da parte di entrambi i governi, ma, per le ragioni sopra spiegate, è venuta alla luce solamente oggi: i sudcoreani vedono nei Paesi latinoamericani un mercato in grande crescita ed un nuovo sbocco per la propria produzione industriale; i cubani vogliono implementare la loro presenza in quei commerci internazionali dai quali per tanto tempo sono stati tagliati fuori a causa del blocco economico. Infine, le relazioni di Cuba con la Corea del Nord sembrano ideali affinché l’isola di Raúl Castro possa giocare un ruolo diplomatico di mediazione tra le due entità statali della penisola coreana: non va dimenticato, infatti, che proprio il governo de L’Avana si è spesso distinto per le sue capacità in quest’ambito, come accaduto di recente per le contrattazioni tra il governo colombiano e la guerriglia delle FARC.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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