
Dal 1970 ad oggi, il ruolo d Presidente della Repubblica di Costa Rica è sempre stato ricoperto da esponenti del Partido Liberación Nacional (PLN), di ispirazione socialdemocratica centrista, e del Partido de Unidad Socialcristiana (PUSC), forza democristiana e conservatrice. A rompere questo duopolio è stato Luis Guillermo Solís, cinquantacinquenne membro del Partido Acción Ciudadana (PAC).
Il PAC è una forza socialdemocratica progressista di centrosinistra, che mette al centro del proprio programma non solamente le politiche sociali ma anche quella che in Italia sarebbe definita la questione morale. Molti dei membri del PAC sono infatti dei fuoriusciti dai due partiti storici (lo stesso Solís proviene dal PLN) che hanno deciso di denunciare la corruzione presente nelle due forze politiche che hanno governato il Paese per oltre quarant’anni. Il PAC è anche l’unica forza politica costaricense di un certo peso ad opporsi al CAFTA-DR, un trattato di libero scambio voluto dagli Stati Uniti, che riunisce la potenza nordamericana e sei repubbliche dell’America Centrale e caraibica (Costa Rica, Honduras, Nicaragua, El Salvador, Guatemala e Repubblica Dominicana).
Dopo aver vinto il primo turno delle elezioni con il 30,64%, Solís ha ottenuto una schiacciante vittoria al ballottaggio, dove è stato votato dal 77,81% degli elettori (affluenza alle urne del 56,63%), guadagnandosi il mandato quadriennale alla presidenza. Lo sconfitto è stato Johnny Araya Monge del PLN, nipote di Luis Alberto Monge, Presidente tra il 1982 ed il 1986, noto in Costa Rica per aver applicato delle forti politiche di austerità e per aver represso nel sangue, con l’aiuto della CIA, numerose rivolte.
Luis Guillermo Solís assumerà la carica di Presidente il prossimo 8 maggio: giunto al potere con una percentuale di preferenze mai registrata in Costa Rica e con un programma che si oppone a quelli di tutti i capi di stato precedenti, dovrà dimostrare di essere in grado di mantenere le promesse fatte. Le forti critiche a Laura Chinchilla, la Presidenta uscente, vertono soprattutto sullo spreco di danaro pubblico per la costruzione di grandi opere mai terminate (come lo Stadio Nazionale) e sulla mancata separazione tra lo stato e la Chiesa (la costituzione del Costa Rica definisce ancora la Repubblica “Romana Cattolica”). Dal nuovo Presidente ci aspetta un rafforzamento dello stato sociale e, dal punto di vista della politica estera, la diminuzione dell’assoggettamento nei confronti degli Stati Uniti, storicamente molto presenti nel Paese sia con i servizi segreti che con le multinazionali, per stringere maggiori rapporti con gli altri Paesi latinoamericani, in particolare l’Argentina dell’amica Cristina Kirchner.
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