Germania, vince la Merkel. Verso il bipartitismo?

Le elezioni dello scorso 22 settembre hanno confermato il primato della CDU/CSU (Christlich Demokratische Union Deutschlands/Christlich-Soziale Union in Bayern) di Angela Merkel, che con ogni probabilità ricoprirà il ruolo di cancelliere per la prossima legislatura. Proprio il partito di Angela Merkel è l’unico a potersi dire realmente soddisfatto del risultato della tornata elettorale, mentre per tutti gli altri, in Germania ma anche fuori, si è trattato di una bruciante sconfitta.

Ma andiamo con ordine. I cristianodemocratici della Merkel hanno ottenuto una percentuale altissima, pari al 41,5%, il miglior risultato mai registrato dal 1990, sinonimo di una crescita del 7,7% e di 311 rappresentanti al Bundestag, la camera eletta attraverso le votazioni federali (mentre il Bundestrat è composto dai rappresentanti dei vari Länder), su un totale di 630, poco meno della maggioranza assoluta. A questo punto il dubbio è sapere se il nuovo governo Merkel si formerà attraverso una grande coalizione con i socialdemocratici, oppure grazie all’alleanza con i Verdi, con i quali la CDU governa già in diversi contesti locali, escludendo per ovvie ragioni quella con la sinistra radicale.

Passando proprio ai socialdemocratici della SPD (Sozialdemokratische Partei Deutschlands), che questa volta si sono presentati sotto la guida di Peer Steinbrück, il risultato è stato caratterizzato da una sconfitta atipica: la principale forza del centrosinistra, infatti, ha ceduto nettamente il passo alla CDU, ma ha comunque registrato un aumento del 2,7% dei consensi, per raggiungere quota 25,7% e 192 seggi.

In totale, quindi, i due partiti principali hanno guadagnato oltre dieci punti percentuali, sottraendoli alle forze minori, e mettendo in luce una deriva verso il bipartitismo del sistema partitico tedesco. Tutte le altre forze, infatti, hanno scontato una netta perdita, dopo una serie di elezioni nelle quali avevano avuto un trend positivo, sfruttando la sfiducia dell’elettorato nei confronti delle due forze più importanti. Questa rotta verso il bipartitismo contrasta anche con la frammentazione partitica che si vive attualmente nella maggioranza degli altri Paesi europei, dimostrando una maggiore stabilità della Germania nei confronti degli altri stati, nonché una maggiore fiducia della sua popolazione nelle politiche generalmente messe in pratica dalle forze abituate a governare. L’elettorato, in pratica, si sposta verso il centro, una situazione tipica dei Paesi nei quali si vive una consolidata pace sociale, mentre nei momenti di conflitto gli elettori tendono ad affidarsi maggiormente alle forze della sinistra e della destra alternative.

Nonostante la perdita di oltre tre punti percentuali, Die Linke, la forza che si situa a sinistra della SPD, ha conservato il ruolo di terza formazione con 64 seggi ed un consenso pari all’8.6%. Subito dietro si situano i Verdi (Bündnis 90/Die Grünen), capaci di ottenere l’8,4% dei voti e 63 seggi, con un calo del 2.3%. Sebbene appaia difficile, una eventuale alleanza di queste due forze con la SPD permetterebbe la formazione di un governo grazie ad una leggera maggioranza, e relegherebbe la CDU all’opposizione nonostante la netta vittoria. Ma questa possibilità appare molto remota, vista la riluttanza della Linke ad allearsi con la SPD.

A pagare è stato però anche l’alleato storico della CDU e della Merkel, il FDP (Freie Demokratische Partei), piccola formazione liberale che ha pagato la crescita dei cristianodemocratici con l’uscita dal Parlamento per la prima volta della loro storia, non avendo superato la soglia di sbarramento del 5%, anzi fermandosi ben prima (2,4%). Stessa sorte per il nuovo partito euroscettico Alternativa per la Germania (Alternative für Deutschland), che ha ottenuto l’1.9%, e per i Piraten (2,2%).

Ovviamente la vittoria della Merkel ha rappresentato una forte delusione anche per molti altri Paesi, ad iniziare dalla Grecia e dagli altri stati europei che ancora versano in difficoltà economiche, rafforzando l’euroscetticismo di molti gruppi sociali. Ecco quindi che la vittoria della Merkel, giova unicamente alla stessa Angela ed ai suoi.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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