Zimbabwe: ennesima vittoria di Mugabe, ma l’opposizione non ci sta

Le elezioni presidenziali dello Zimbabwe, le prime dopo il referendum costituzionale dello scorso marzo, si sono risolte con una prevedibile e netta vittoria del Presidente Robert Mugabe e del suo ZANU-PF (Zimbabwe African National Union – Patriotic Front), al potere sin dal 1980.

Mugabe ha ottenuto il 61,09% dei consensi ed il suo Partito si è aggiudicato i due terzi dei seggi parlamentari. Nella House of Assembly, in particolare, i sostenitori del contestatissimo Presidente occuperanno 158 dei 210 seggi disponibili, mentre non sono stati ancora calcolati con precisione i seggi del Senato, dove i risultati non dovrebbero discostarsi di molto da quelli della camera bassa. Numeri importanti, ancor superiori a quelli del 2008, soprattutto tenendo conto che una maggioranza di 2/3 è quella necessaria per il cambiamento della costituzione del Paese.

Il principale partito di opposizione, il Movimento per il Cambiamento Democratico (Movement for Democratic Change – MDC), guidato da Morgan Tsvangirai si è fermato al 34,94% dei voti, mentre il 2,68% è stato ottenuto da Welshman Ncube, un “dissidente” dello stesso MDC.

Le opposizioni hanno subito denunciato il processo elettorale come “una enorme farsa” (M. Tsvangirai), rifiutandosi di accettare il verdetto elettorale, in quanto non democratico. Al contrario, il Ministro della Giustizia, Patrick Chinamasa, uno di fedelissimi di Mugabe, ha chiesto alla comunità internazionale di togliere le sanzioni allo Zimbabwe, che avrebbe dato prova di democraticità attraverso questo voto.

A sostegno della maggioranza si è schierata anche l’Unione Africana, che ha definito “libero e credibile” il processo elettorale dello Zimbabwe, nonostante qualche problema. A parlare è stato l’ex presidente nigeriano Olusegun Obasanjo, capo della missione dell’UA che aveva come compito il monitoraggio delle elezioni nel Paese di Mugabe.

Una situazione molto simile si era verificata nel 2008, quando la vittoria di Muagabe suscitò dure proteste da parte di un’ampia parte della popolazione. La repressione ordinata da Mugabe fu molto feroce, e non mancarono le vittime. Il timore è che uno scenario simile possa verificarsi anche in seguito a queste elezioni, anche perché, dopo il referendum costituzionale, tutti si aspettavano un netto cambiamento sulla strada della democratizzazione, e che magari Mugabe si facesse finalmente da parte.

Il nuovo mandato di Robert Mugabe, giunto alla soglia dei suoi 90 anni, durerà per un quinquennio, come stabilito dal referendum di marzo.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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