
Il presidente Nicolás Maduro è stato chiaro: le violenze che si stanno registrando in Venezuela sono un vero e proprio tentativo di colpo di stato, l’ennessimo attacco alla rivoluzione bolivariana da parte della destra nazionale. Secondo i sostenitori del PSUV, dietro questa ondata di proteste, spesso violente, non c’è semplicemente la volontà di protestare contro dei presunti brogli elettorali, ma un vero e proprio attacco al potere, con l’appoggio di forze esterne al Venezuela, quali la Spagna e gli Stati Uniti. E non si tratta solo di una teoria, se è vero che WikiLeaks ha pubblicato, qualche mese fa, una serie di documenti riguardanti i piani degli Stati Uniti per rovesciare l’allora presidente Hugo Chávez, in favore di un governo più accondiscendente agli interessi statunitensi.
In seguito alle manifestazioni dell’opposizione, i sostenitori del governo hanno risposto con una altrettanto forte mobilitazione di massa e l’istituzione di comitati popolari in difesa delle conquiste della rivoluzione bolivariana. Il presidente Maduro ha anche affermato che è pronto a procedere ad ingenti espropriazioni, qualora la Spagna e gli Stati Uniti decidessero di giocare un ruolo attivo nella politica interna venezuelana, soprattutto dal punto di vista economico.
Nonostante gli attacchi ricevuti da più fronti, la rivoluzione bolivariana non si ferma, ed ha intenzione, sotto la guida di Maduro, di continuare sulla strada intrapresa da Chávez, che ha portato importanti risultati dal punto di vista sociale, come l’alfabetizzazione di un’ampia fascia della popolazione, la nascita dei CDI (poliambulatori popolari), la diffusione degli asili nido e degli istituti scolastici. Importanti anche i cambiamenti in campo politico ed economico: la nazionalizzazione del petrolio, grazie alla compagnia statle PDVSA, ha urtato gli interessi di molti, Stati Uniti in testa, mentre dal punto di vista della politica internazionale, il Venezuela è divenuto un Paese dal peso specifico importante, punto di riferimento per tutti quei governi, soprattutto in America Latina, che si oppongono al neoliberismo ed alla predominanza degli Stati Uniti.
In molti, dopo la morte di Chávez, pensavano che la rivoluzione bolivariana si sarebbe fermata, cedendo il passo alla destra di Henrique Capriles. Il PSUV e le forze progressiste venezuelane hanno invece superato quest’ostacolo, anche se la mancanza di un leader carismatico come Chávez continua a farsi sentire, aprendo qualche spiraglio per le opposizioni nazionali ed internazionali. Spiraglio che è però stato chiuso dai risultati elettorali, sebbene si cerchi in tutti i modi di mantenerlo vivo.
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