
A seguito delle elezioni dello scorso 14 aprile, e la conseguente ascesa di Nicolás Maduro al posto di presidente della repubblica, in Venezuela si sono riscontrati non pochi incidenti, per via delle proteste, spesso violente, dei sostenitori di Henrique Capriles, principale avversario di Maduro nell’ultima tornata elettorale. A dare il là a questa situazione, è stato proprio Capriles, che non ha riconosciuto i risultato elettorale annunciato ufficialmente da Tibisay Lucena, capo della CNE, la Commissione Elettorale venezuelana.
Nei giorni successivi alle elezioni, si sono registrate numerose violenze in tutto il paese, soprattutto ai danni delle sedi e dei militanti del PSUV (Partido Socialista Unido de Venezuela), la forza politica un tempo di Chávez ed oggi capeggiata da Maduro. Diversi sostenitori del presidente sono rimasti addirittura uccisi, mentre i leader politici dell’opposizione non hanno fatto nulla per fermare i loro “fedeli”. Altre violenze si sono riscontrate contro alcuni giornalisti vicini al PSUV, mentre nella città di Mérida è stato dato fuoco al palazzo del governatore.
Già da diversi anni, il comportamento degli oppositori della rivoluzione bolivariana è quello di gridare ai brogli ogni volta che si verifica una sconfitta. La cosa più grave, ma anche prevedibile, è che gli Stati Uniti ed alcuni Paesi europei (Spagna in testa) preferiscano appoggiare Henrique Caprilespiuttosto che prendere atto di un’ennesima vittoria del PSUV, anche ora che il suo leader carismatico non c’è più. Già diverso tempo fa, del resto, quando Chávez era ancora in vita, WikiLeaks aveva pubblicato alcuni piani dei servizi segreti statunitensi che servivano a destabilizzare il Venezuela, al fine di rovesciare il governo bolivariano.
É chiaro che la soluzione di questa situazione si trova solamente nelle mani di Capriles e dei leader della destra, che dovrebbero mettersi il cuore in pace ed accettare il responso delle urne, richiamando all’ordine i propri sostenitori. La scomparsa di Chávez ha creato l’illusione di una possibile vittoria tra i fedeli di Capriles e nello stesso candidato alla presidenza, infatti questa volta il margine tra i due contendenti è stato molto ridotto, ma comunque favorevole a Maduro ed al PSUV.
L’occasione è stata di quelle ghiotte per la borghesia venezuelana, ma alla fine il popolo sovrano ha comunque scelto la rivoluzione bolivariana: non sarà perfetta, ma in questi anni ha dimostrato di saper dare delle risposte concrete ai bisogni della gente ed i risultati sono innegabili e sotto gli occhi di tutti.
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