Storico referendum nello Zimbabwe

Il 16 e 17 marzo scorsi ha finalmente avuto luogo, nello stato africano dello Zimbabwe, uno storico referendum costituzionale, già posticipato due volte nel 2011. Le modifiche alla costituzione sono state approvate con una larga maggioranza, pari al 94,5% dei votanti.

Il cambiamento più importante alla costituzione riguarda la limitazione dei mandati presidenziali a due, ognuno dei quali della durata di cinque anni. Questo garantirà un ricambio, al massimo ogni 10 anni, del capo dello stato. Un importante passo avanti, se si considera che Robert Mugabe ricopre il ruolo di Presidente della Repubblica dal 1987, dopo essere stato Primo Ministro nei sette anni precedenti.

Inoltre, altri provvedimenti vengono inseriti nella carta costituzionale dello Zimbabwe, in particolare sulla corruzione, uno dei mali che attanaglia la maggior parte dei paesi africani: una commissione anti-corruzione viene istituita, nella speranza di diminuire l’incidenza di questa piaga, che spesso limita le capacità dello stato e ne prosciuga le risorse economiche.

La nuova costituzione difende anche la riforma agraria messa in atto nel 2012, che garantisce una distribuzione più equa delle terre e che per ora ha dato buoni risultati, con l’aumento della produttività agricola dei piccoli proprietari terrieri. Naturalmente, lo Zimbabwe è lontano dal raggiungere una vera equità nella distribuzione delle terre coltivabili, ma la riforma dello stesso anno ha permesso di migliorare una situazione che era davvero drammatica.

Il referendum è stato appoggiato dallo stesso Robert Mugabe, secondo il quale lo Zimbabwe ha finalmente raggiunto una situazione di pace e stabilità, più propizia quindi alle riforme. Probabilmente, giunto ai suoi 89 anni, il Presidente Mugabe si è deciso ad operare un’apertura verso la democratizzazione dopo oltre un trentennio passato al potere. Pensiamo quindi che Mugabe stia cercando di preparare il Paese ad una transizione nel modo più indolore possibile, vista oramai la sua veneranda età.

Per i suoi avversari si tratta piuttosto di una liberazione, visto che Mugabe è stato spesso accusato di perpetrare crimini contro l’umanità, in particolare contro le minoranze etniche e gli oppositori politici. Numerose sono state le manifestazioni anti-Mugabe durante la sua presidenza, in particolare negli ultimi anni, che hanno portato a forti azioni repressive da parte delle forze di polizia fedeli al capo dello stato.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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