
Le grandi manifestazioni che hanno invaso le strade di tutta la Bulgaria hanno spinto il Governo verso le dimissioni. Il Primo Ministro, Boyko Borisov, è infatti stato costretto a lasciare il proprio incarico in seguito alle proteste di massa, in particolare nella capitale Sofia, riguardanti soprattutto il prezzo eccessivo dell’elettricità.
Solo qualche ora dopo aver dichiarato la sua intenzione di continuare nel suo incarico, mercoledì 20 febbraio, Borisov ha rassegnato le proprie dimissioni davanti al Parlamento: “La gente ci ha dato il potere, oggi lo restituiamo a loro. Fino a ieri abbiamo fatto di tutto per soddisfare le richieste dei manifestanti. Da oggi non c’è più nulla che possiamo fare per loro”. Dopo una settimana di proteste, quindi, il Governo bulgaro ha definitivamente ceduto alla pressione popolare. Il Parlamento ha accettato le dimissioni con 209 voti favorevoli e solo 5 contrari. Borisov, leader del partito GERB (Grazhdani za evropeysko razvitie na Balgariya – Cittadini per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria) era in carica dal 7 luglio 2009.
Il prezzo dell’elettricità, che in Bulgaria è controllata da due imprese ceche (ČEZ e Energo-Pro) ed una austriaca (EVN), dovrebbe comunque ridursi dell’8% a partire da marzo. Ma le richieste dei manifestanti ormai non si limitano più alla diminuzione del costo delle bollette: l’ambizione è quella della nazionalizzazione dell’energia elettrica.
Durante le manifestazioni, molte persone hanno mostrato striscioni in cui definivano Borisov un boss mafioso, mentre altri bruciavano le sue foto. Numerosi sono stati gli scontri con la polizia, con un bilancio di almeno 14 feriti.
Le proteste vanno comunque inserite in un quadro più ampio: la Bulgaria è il Paese più povero con l’UE, con uno stipendio mensile medio di 350 euro. La disoccupazione ha superato la soglia del 12% e si calcola che il 40% dei bambini del Paese sia denutrito. Gli ultimi 10 anni sono stati caratterizzati da piani di austerity imposti dai vari governi che si sono succeduti, sotto l’egida del FMI e dell’UE, e che hanno previsto anche numerose privatizzazioni che hanno portato all’insostenibile situazione attuale.
CLICCA QUI PER LA PAGINA FACEBOOK
Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte e del link originale.