Armenia, un verdetto già scritto

Con un ampio margine, Serzh Sargsyan è stato confermato nel ruolo di presidente della repubblica con un ampio margine sui suoi avversari, a seguito delle elezioni della scorsa settimana. Sargsyan del Partito Repubblicano HHK (Hayastani Hanrapetakan Kusaktsutyun) ha infatti raccolto il 58,64% dei voti, contro il 36,75% del suo contendente più temibile Raffi Hovannisian, candidato del Partito Liberale Zharangutyun ed ex Ministro degli Esteri fra il 1991 ed il 1992. Una nuova affermazione, quindi, per l’estrema destra nazionalista armena, che si conferma di gran lunga la prima forza del Paese.

La vittoria di Sargsyan arriva dopo una campagna elettorale marcata da un clima di terrore, in cui l’evento più increscioso si è verificato il 31 gennaio, quando un candidato dell’opposizione, Paruyr Hayrikyan, è stato vittima di un attentato: fortunatamente, Hayrikyan è rimasto solo lievemente ferito alla spalla destra. In seguito a questo evento, le principali forze di opposizione all’HHK hanno deciso di riunirsi per sostenere la candidatura di Hovannisian, approfittando del rinvio di 14 giorni delle elezioni, come previsto dalla costituzione armena in caso di episodi che rischiano di minare il regolare svolgimento delle stesse.

Per quanto riguarda lo svolgimento delle operazioni elettorali, l’opposizione ha denunciato numerosi casi di brogli e Hovannisian ha dichiarato di considerarsi il vincitore reale delle elezioni. Durante le operazioni di voto, sono state segnalate oltre 100 infrazioni in tutto il Paese: voti multipli, voti non segreti, voti sotto pressione…

Dei sospetti di brogli c’erano già stati nel 2008, quando Sargsyan fu eletto per la prima volta a danno dell’allora presidente uscente Levon Ter-Petrosyan: in seguito alla pubblicazione dei risultati, i sostenitori di Ter-Petrosyan avevano dato vita a proteste di piazza, sfociate in duri scontri con la polizia, per un bilancio finale di 10 morti (8 manifestanti e due poliziotti).

I numerosi episodi di violenza politica da parte del Partito Repubblicano, hanno portato al ritiro dalla scena politica dell’ex presidente Levon Ter-Petrosyan, mentre tre dei principali partiti di opposizione hanno boicottato questa tornata elettorale. Altri candidati dell’opposizione hanno dato vita a scioperi della fame per protestare contro il presidente Sargsyan ed il governo guidato dal suo partito.

Anche questa volta, alla pubblicazione ufficiale dei risultati sono seguite numerose proteste di piazza da parte dell’opposizione, che non riconosce la vittoria di Sargsyan, come affermato da Raffi Hovannisian in diverse occasioni: “Sappiamo tutti che abbiamo vinto. Per la prima volta negli ultimi 20 anni i cittadini hanno detto sì alla nostra costituzione, al governo della legge, alla democrazia e al nostro futuro”.

Sargsyan ha accettato un incontro con il leader dell’opposizione, che ha avuto luogo il 21 febbraio, ma non ha portato alla fine del contenzioso. Anche Hrant Bagratyan, giunto terzo con il 2% dei voti, si è schierato in favore di Hovannisian, affermando che le elezioni non sarebbero state libere, e che “le autorità hanno fatto di tutto per cercare di evitare una vittoria di Hovannisian”.

Diverso l’avviso degli Stati Uniti, che attraverso la portavoce del Dipartimento di Stato, Victoria Nuland, si sono congratulati con Sargsyan per la vittoria, affermando che “le elezioni armene sono state ben amministrate e caratterizzate dal rispetto delle libertà fondamentali, incluse quelle di assemblea e di espressione”. Certo, a patto di essere dalla parte “giusta”.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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