Bulgaria: il referendum sul nucleare non supera il quorum

L’energia nucleare deve essere sviluppata in Bulgaria attraverso la costruzione di una centrale nucleare? A questa domanda si sono trovati a dover rispondere i bulgari, riguardo la centrale nucleare di Belene, nel nord del Paese (provincia di Pleven).

La centrale di Belene era stata progettata negli anni ’70, all’epoca della Repubblica Popolare di Bulgaria. La costruzione della stessa aveva avuto inizio negli anni ’80, ma i capovolgimenti politici che hanno avuto luogo in Bulgaria hanno bloccato il proseguimento dei lavori, che successivamente sono stati ripresi ad intermittenza fino al 2010, senza mai giungere al completamento dell’opera. Inoltre, nel 2007, quattro reattori nucleari sono stati messi fuori uso, condizione necessaria richiesta dall’UE per l’adesione del Paese.

I socialisti del BSP (Bulgarska sotsialisticheska partiya), però, non si sono dati per vinti ed hanno cercato in tutti i modi di riprendere la costruzione della centrale di Belene. Al contrario, il partito di centrodestra GERB (Grazhdani za evropeysko razvitie na Balgariya – Cittadini per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria) si è fortemente opposto alla ripresa dei lavori, ispirandosi alle direttive dell’UE, essendo l’europeismo uno dei principi cardine di questa formazione politica.

Visto che il GERB era al governo, i socialisti hanno cercato di affermare la propria volontà attraverso un referendum popolare, il primo dal 1971. I sostenitori del nucleare si sono appoggiati sulla dipendenza energetica della Bulgaria rispetto ai Paesi vicini, in particolare la Romania e la Turchia. Insomma, un po’ gli stessi argomenti dei sostenitori del nucleare in Italia.

In Bulgaria, affinché un referendum sia vincolante, è previsto un quorum del 60%. In questo caso, però, il quorum non è stato raggiunto: solo il 20% dei bulgari è andato a votare. Il 60,5% dei votanti si è espresso in favore della costruzione della centrale, ma la bassa affluenza alle urne dimostra come in realtà il popolo bulgaro sia contrario alla costruzione della nuova centrale. La contrarietà all’energia nucleare, del resto, è in piena continuità con i referenda svoltisi in Italia nel 2011 ed in Lituania nel 2012. La parola finale spetterà comunque al Parlamento, ma la maggioranza del GERB difficilmente approverà la costruzione della centrale, visto che la stessa leader del partito Meglena Kuneva aveva invitato i bulgari a non andare a votare per boicottare il referendum.

Da notare come la stampa internazionale ed i sostenitori del nucleare in Bulgaria stiano sistematicamente dimenticando il fatto che solo un quinto della popolazione sia andato a votare, volendo far sembrare il risultato del referendum come un successo per il nucleare. In realtà, come affermato da Marina Dragomiretzkaya, segretaria dei Verdi, il referendum è la conferma di come il popolo bulgaro desideri “un futuro più pulito e salutare”.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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