
In un articolo recente, avevamo sottolineato come l’ampliamento del conflitto maliano, esistente in realtà da oltre 20 anni, possa essere considerato come una conseguenza indiretta della guerra che ha portato al cambiamento di regime in Libia. Allo stesso tempo, non possiamo sottovalutare le possibili conseguenze indirette del conflitto maliano, che potrebbero superare ancora una volta i confini nazionali per ripercuotersi sui Paesi limitrofi.
Tra i protagonisti del conflitto maliano ci sono infatti i Tuareg, un popolo dalle origini antiche che non va confuso, come a volte è stato fatto, con i fondamentalisti islamici. I Tuareg sono un popolo fondamentalmente nomade che si sposta all’interno del deserto del Sahara, senza tenere conto dei confini nazionali, visto che l’esistenza stessa degli stati non ha nulla a che fare con la cultura Tuareg. Ma questo popolo si trova comunque ad avere a che fare con degli stati, che spesso limitano la possibilità di spostamento con il controllo delle frontiere. La libertà di movimento all’interno del deserto del Sahara è infatti la richiesta principale del popolo Tuareg, ed il motivo per il quale si trova spesso in conflitto con i poteri centrali degli stati, come sta avvenendo in questo caso con il governo di Bamako.
Allo stesso tempo, poiché i Tuareg non conoscono confini nazionali, questa loro mobilità e trans-nazionalità può favorire una ulteriore espansione del conflitto, come è già avvenuto con gli spostamenti di popolazioni dalla Libia verso il Mali e l’Algeria. La maggioranza dei Paesi confinanti con il Mali non sono affatto dei territori stabili: la Mauritania, il Niger ed il Ciad, in particolare, hanno a loro volta problemi di conflitti interni, mentre il Sahara Occidentale è un territorio occupato dal Marocco contro la volontà della popolazione locale.
La crisi maliana potrebbe, nel peggiore degli scenari, trasformarsi una grande crisi del Sahel, che potrebbe risvegliare le voglie interventiste non solo della Francia, ma anche dell’altra sponda dell’Atlantico.
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