
Mentre sta iniziando la mediazione tra il governo di Bangui ed i ribelli della Séléka, l’Unicef torna a parlare del conflitto centrafricano, affermando che entrambe le parti reclutano bambini nelle proprie fila, come ha sottolineato Souleymane Diabaté, rappresentante dell’Unicef nel Paese, costretto dalla situazione del conflitto ad operare dal Camerun.
Secondo Diabaté, oltre 2.500 bambini, sia maschi che femmine, sono arruolati nelle forze a favore del governo del presidente François Bozizé oppure nelle milizie della Séléka. Inoltre, si tratterebbe di una stima per difetto, visto che mancano informazioni più recenti.
La situazione è ancor più spiacevole, se si pensa che tra il 2007 ed il 2012 la Repubblica Centrafricana era uno degli stati del continente che aveva fatto i maggiori passi in avanti, sottraendo ai gruppi armati oltre 1.000 bambini grazie all’azione dell’Unicef e delle ONG.
Come afferma Diabaté, nella sola capitale Bangui i bambini di strada sono oltre 3.000, mentre molti altri vivono in casi di estrema povertà oppure hanno perso i genitori, quindi è relativamente facile reclutarli per i gruppi armati. I bambini vengono utilizzati non solamente come combattenti, ma anche per altri compiti: messaggeri, guardiani, cucina…
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