
L’India è il Paese in cui il lavoro minorile è più diffuso, a causa soprattutto della grande povertà che c’è tra le fasce sociali più svantaggiate. La recente scoperta di 14 bambini, dagli 8 anni in su, che lavoravano in condizioni di schiavitù in un laboratorio di addobbi natalizi della capitale New Delhi ha rilanciato il dibattito su una legge per l’abolizione del lavoro minorile.
Al momento, però, il Parlamento non è riuscito ad approvare la legge, denominata “Child Labour (Prohibition and Regulation) Amendment Bill 2012”, che prevederebbe fino a due anni di detenzione per chi sfrutta il lavoro minorile, proibendo il lavoro degli under 14 e limitando quello dei ragazzi al di sotto dei 18 anni ai settori non ritenuti pericolosi. Per i minori sottratti al lavoro, la legge, proposta dal Ministro del Lavoro Mallikarjun Kharge, prevederebbe percorsi di reintegro nella società e di scolarizzazione.
Qualora la legge dovesse essere approvata dal Parlamento dell’Unione Indiana, sostituirebbe quella del 1986, ben più permissiva. L’esigenza nasce dalla constatazione che i minori vengono spesso sottoposti a ritmi di lavoro molto duri in condizioni disumane, come riportato da numerosi rapporti di varie ONG e dell’ONU.
Come sottolineato dal “Rapporto sullo Sviluppo nel Mondo” del 2007, pubblicato dalla Banca Mondiale, è fondamentale che vengano messi in atto programmi di reinserimento dei minori nelle scuole, ed allo stesso tempo lottare contro l’abbandono scolastico nelle regioni più povere: un basso livello d’istruzione ed un inserimento troppo precoce nel mondo del lavoro, infatti, impediscono l’acquisizione di nuove conoscenze ed obbligano i minori, una volta diventati adulti, a svolgere per sempre mansioni poco qualificate, mantenendoli perpetuamente in uno stato di povertà.
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