
Il governo canadese si era impegnato ad acquistare 65 F-35, i discussi cacciabombardieri invisibili ai radar. La situazione di crisi economica e l’aumento dei prezzi, ha però fatto cambiare idea al governo di Ottawa, che ha deciso di rinunciare all’acquisto. Già altri Paesi, tra cui l’Italia e la Gran Bretagna, avevano avuto dubbi sulla partecipazione al progetto, diminuendo il numero di F-35 da acquistare: l’Italia, per esempio, ne ha tagliati 41, scendendo da 131 a 90.
Il successo del programma degli F-35, oltre che all’innovazione tecnologica, era dovuto al prezzo relativamente basso, grazie al grande numero di paesi partecipanti al progetto. Ma, ogni volta che un paese decide di rinunciare ad un certo numero di F-35 o, addirittura, rinuncia al progetto in toto – come ha fatto il Canada – il prezzo stesso dei cacciabombardieri aumenta. Questo processo a spirale potrebbe portare nuovi Paesi ad abbandonare il progetto, mettendo in moto un processo che potrebbe portare al suo completo fallimento.
Altri Paesi, tra cui l’Italia, ma anche l’Australia, l’Olanda e la stessa Gran Bretagna, potrebbero decidere di ritirarsi dal progetto. Visti i tempi di crisi, non sarebbe di certo una cattiva idea rinunciarvi ed investire i fondi pubblici in qualcosa di più utile alla cittadinanza, partendo dal presupposto che nella Costituzione Italiana c’è scritto che “l’Italia ripudia alla guerra come strumento di offesa” (art. 11), e che quindi questi cacciabombardieri sarebbero del tutto inutili, sebbene questo articolo sia stato più volte infranto.
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