Perché il Belgio ha votato in favore della Palestina

In un primo momento, sembrava che il Belgio dovesse astenersi nel voto dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite circa il riconoscimento della Palestina come stato osservatore. Alla fine, però, una serie di motivi hanno portato il regno nordeuropeo ad esprimersi in favore della risoluzione: l’ambasciatore belga presso l’ONU ha inoltre chiesto un ritorno alle negoziazioni tra Israele e l’Autorità Palestinese, in vista di una soluzione che includa l’esistenza di due stati vivibili e sicuri.

Ma una forte spinta verso il voto in favore della Palestina è arrivata non tanto dalle questioni di politica internazionale, ma piuttosto da quelle di politica interna. Un gran numero di partiti, tra cui il Partito Socialista, il CDH (Centro Democratico Umanista) ed i verdi di Ecolo, si erano espressi in favore del riconoscimento. Il partito ecologista, in particolare, aveva affermato che una possibile astensione sarebbe stata “incomprensibile”.

Se è vero che Ecolo si trova all’opposizione dell’attuale governo belga, guidato da Elio Di Rupo, allo stesso tempo il PS e CDH sono due delle colonne portanti dell’attuale maggioranza. Una eventuale decisione di astensione, quindi, avrebbe messo a repentaglio il governo di Di Rupo, come i due partiti hanno lasciato intendere.

Allo stesso tempo, il ministro degli affari esteri belga, Didier Reynders, ha fatto pressione presso l’Unione Europea, al fine di trovare una posizione comune per il voto. In questo modo, il governo belga si sarebbe potuto lavare le mani, in quanto la decisione sarebbe ricaduta sull’UE. Ma Reynders non è riuscito a raggiungere l’obiettivo. “Penso che sia una sconfitta dell’Europa”, ha affermato il ministro belga.

Alla fine, i partiti della maggioranza hanno organizzato in fretta una tavola rotonda per prendere una decisione: la pressione del PS e del CDH ha quindi fatto in modo che, per salvare il governo, il Belgio abbia deciso di votare a favore della risoluzione per la Palestina. Il Belgio ha attraversato numerose crisi di governo fra il 2008 ed il 2011, ed è quindi sembrata la scelta più adeguata quella di mantenere una maggioranza solida per chiudere in bellezza il primo anno del governo Di Rupo, iniziato il 6 dicembre 2011.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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