
Haiti è da molto tempo uno dei Paesi più poveri del mondo, ma la situazione si è aggravata dopo il terremoto e l’epidemia di colera che ne è seguita. In queste occasioni tutti i Paesi del mondo e le organizzazioni internazionali, ONU in testa, si sono adoperati per portare i propri aiuti alla metà più povera dell’isola di Hispaniola.
I media occidentali non hanno perso occasione per elogiare gli aiuti portati dall’ONU e dai vari Paesi europei, così come dagli Stati Uniti. Ma, la realtà ad Haiti è un’altra, come ha descritto l’ex primo ministro Michèle Pierre-Louis, che ha ricoperto l’incarico tra il 2008 ed il 2009.
Invitata in Belgio per una serie di conferenze sulla cooperazione nello stato caraibico, la Pierre-Louis ha sottolineato come gli aiuti internazionali siano spesso caratterizzati da inefficacia ed illogicità. Secondo l’ex primo ministro, gli sforzi sarebbero unicamente concentrati nella capitale, Port-au-Prince, lasciando invece in stato di abbandono le zone rurali, in cui abita la maggior parte degli haitiani. Gli occidentali, che pubblicizzano tanto i loro aiuti ad Haiti, trascurerebbero quindi le zone in cui operare è più difficile, per via dei contesti sociali, della situazione ambientale e della povertà estrema in cui versa gran parte della popolazione rurale haitiana.
Michèle Pierre-Louis ha invece sottolineato gli eccezionali risultati ottenuti dalla cooperazione con Cuba: “I medici cubani – ha detto – sono gli unici che operano in qualsiasi condizione ed in qualsiasi luogo, rendendo un servizio fondamentale alle fasce più povere della popolazione haitiana”.
Infine, la Pierre-Louis ha proposto la sua soluzione per Haiti e per altri Paesi che si trovano in situazioni analoghe, quella di uscire dal sistema capitalista al fine di crearne un altro che si adatti meglio alle esigenze della popolazione locale.
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