
L’altro ieri sono stati arrestati alcuni membri del Partito Comunista israeliano, colpevoli di aver espresso un parere contrario agli attacchi israeliani alla Striscia di Gaza, definendoli una guerra di sterminio.
Il Partito Comunista israeliano (Hadash, Fronte Democratico per la Pace e l’Uguaglianza) ha anche organizzato una serie di manifestazioni contro la guerra nelle principali città: Tel Aviv, Haifa, Gerusalemme. Dov Henin, esponente del partito, ha chiesto di “porre fine alla mattanza”. Ha poi aggiunto: “Interrompano lo spargimento di sangue immediatamente. I bombardamenti stanno causando morte e sempre più feriti a Gaza e in Israele. Invito ad un immediato cessate il fuoco, e allo stesso tempo ad annunciare l’apertura di negoziazioni genuine per un accordo con i palestinesi”.
Più duri i commenti di un altro leader del partito, Mohammed Baraka: “Natanyahu sta spargendo sangue per cinici interessi politici, sta speculando con il sangue del popolo palestinese e sta portando ad una escalation che potrebbe costare la vita anche agli israeliani. Natanyahu propone un’agenda di guerra fino alla fine del suo mandato come primo ministro. Quest’uomo sarà un pericolo se resterà ancora in carica come primo ministro”. Baraka si riferisce al fatto che Natanyahu sta usando la guerra contro la Palestina come strategia di consenso in vista della prossima tornata elettorale, in cui cercherà la riconferma.
Il partito Hadash costituisce una vera e propria eccezione nello stato israeliano, in quanto al suo interno militano sia ebrei che arabi.
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