
Come in tanti altri Paesi (Libia, Egitto, Siria per citarne alcuni) la “primavera araba” doveva portare nello Yemen un cambiamento rivoluzionario all’insegna della democrazia e dei diritti civili. A giudicare dalle foto pubblicate su Russia Today circa lo stato della capitale San’a, l’unica cosa che ha portato questa “primavera” è stata la distruzione, oltre alla maggiore instabilità politica, che ha offerto il fianco all’aumento della penetrazione militare statunitense, che usa il paese per sperimentare i suoi droni, causando la morte di numerosi civili.
Al contrario degli altri Paesi della penisola arabica, lo Yemen è già da tempo una repubblica, guidata per 33 anni dal ‘Ali Abdullah Saleh, che ha dovuto cedere il potere dopo i recenti eventi. Ma, tanto per dimostrare che non vi è stato nessun cambiamento, a prendere il suo posto è stato il suo vice, Abd Rabbuh Mansur Hadi.
Non solo: i problemi fondamentali del paese non sono stati risolti, ma sono addirittura peggiorati. Lo Yemen è un paese cardine per il traffico di armi, mentre la maggioranza della popolazione vive nell’insicurezza alimentare e non ha accesso all’acqua potabile. Si prevede, infatti, che entro il 2030 lo Yemen esaurirà le proprie risorse di acqua potabile. Oltre al petrolio, l’altra risorsa economica del Paese era il turismo, ovviamente crollato a causa delle tensioni e degli eventi violenti all’interno del Paese.
Lo Yemen si ritrova così in uno stato di povertà ed instabilità croniche, lo scenario ideale per l’espansione militare degli USA, che infatti sostengono fortemente questa fase di “transizione”.
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