
La Repubblica di Vanuatu è un piccolo arcipelago dell’Oceano Pacifico, precedentemente noto come arcipelago delle Nuove Ebridi durante l’epoca coloniale, in cui i francesi e gli inglesi si dividevano il controllo delle isole.
Il 30 ottobre, i circa 150.000 elettori di Vanuatu sono stati chiamati alle urne per le elezioni legislative. Sebbene i risultati non siano ancora definitivi, possiamo anticipare che il Primo Ministro uscente, Sato Kilman, del Partito Progressista Popolare, è stato sconfitto da Edward Natapei del Partito della Nostra Terra (Vanua’aku Pati), un partito di sinistra che si inspira al “socialismo melanesiano”.
Ma il vero motivo per cui ci ritroviamo a parlare di questo piccolo stato non è il risultato delle legislative, ma una particolarità della sua legge elettorale. Innanzi tutto, non possono essere eletti coloro che hanno subito una condanna giudiziaria o che sono colpevoli di bancarotta. Inoltre, sono considerati incompatibili con il ruolo di parlamentare, oltre al Presidente della Repubblica, i giudici e i magistrati, i pubblici ufficiali, i membri delle forze di polizia o del Consiglio Nazionale dei Capi Tribali (Malvatu Mauri) e gli insegnanti.
Insomma, un ottimo esempio di democrazia e di legge contro il conflitto di interessi che viene da un Paese apparentemente insignificante sulla carta geografica.
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