
Quando si parla di Cuba, sono in tanti ad inveire contro “la malvagia dittatura comunista” che vigerebbe in questo Paese. Spesso si sentono persone poco informate sproloquiare adducendo prove smentite decenni fa, o valide fino a mezzo secolo fa, per non parlare dei servizi televisivi pieni di inesattezze.
Uno degli ultimi baluardi degli anticubani a tutti i costi, era la presunta impossibilità per i cittadini cubani di uscire dal Paese. In realtà, i cubani possono uscire dal loro Paese, ma non prima di aver svolto diverse pratiche burocratiche: un procedimento di richiesta del Permesso di Uscita per i viaggi all’estero, la presentazione della Lettera di Invito da parte di un residente nel Paese di destino, la presentazione di un passaporto valido e del visto del Paese di destino, qualora richiesto.
Il governo cubano ha deciso però di semplificare queste pratiche, annullando i primi due obblighi a partire dal 14 gennaio 2013. I cubani che vorranno uscire dal Paese dovranno quindi presentare unicamente un passaporto in corso di validità ed il visto del Paese di destino, nei casi in cui è necessario.
Fatto sta che, in gran parte del mondo, le persone che decidono di uscire dal proprio Paese vanno incontro a gravi difficoltà. Noi siamo ormai abituati alla libertà di circolazione all’interno dell’area di Schengen, e beneficiamo di numerosi accordi ineguali che l’UE stipula con Paesi non membri di tutti i continenti. Questi accordi prevedono delle facilitazioni per i cittadini dell’UE che vogliano recarsi in altri Paesi, ma non prevedono un provvedimento analogo per coloro che decidono di entrare in un Paese europeo.
Tra i Paesi più svantaggiati da questi accordi, ci sono proprio quelli dell’America Latina. Prendiamo, come esempio, il Perù: un italiano, o un qualsiasi cittadino dell’UE, che voglia recarsi in Perù per una durata massima di 3 mesi può farlo senza alcun visto, semplicemente presentando un passaporto valido; un peruviano che voglia recarsi in Europa, invece, è costretto a numerose pratiche burocratiche che possono durare anche parecchi mesi. In particolare, il cittadino peruviano dovrà presentare una lettera d’invito (proprio quella che i cubani non dovranno più presentare dal 2013), in cui un residente nel Paese di destino dichiara di provvedere al vitto e all’alloggio del cittadino peruviano per tutta la durata del suo soggiorno. Oppure, il cittadino peruviano dovrà presentare una documentazione in cui dimostra di avere abbastanza denaro per provvedere al proprio sostentamento durante il soggiorno europeo. Anche qualora dovesse riuscire a superare tutti gli ostacoli burocratici, il cittadino peruviano difficilmente vedrà accordarsi un visto di una durata superiore a 30 giorni.
Insomma, mentre il “malvagio” governo cubano snellisce le procedure per l’uscita dal Paese, la “democratica” Europa complica la vita ai viaggiatori in entrata, che di fatto sono impossibilitati ad uscire dal loro Paese, il quale, ovviamente, non li lascia partire in assenza della documentazione richiesta dal Paese di destino. E ancor di più sono i disagi causati agli extracomunitari residenti in Europa (ed in particolar modo in Italia), che passano ore intere a vagare tra gli uffici, alla ricerca di un timbro.
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