
Kostas Karamanlis fu eletto premier della Grecia il 7 marzo 2004, grazie alla vittoria del partito di centrodestra da lui guidato, Nea Dimokratia. In seguito alle critiche dovute ad una serie di intercettazioni telefoniche ed all’erronea gestione dell’emergenza incendi, decise di rimettere il mandato nelle mani del capo dello stato, il presidente Károlos Papoúlias. Nonostante questo, alle elezioni del 16 settembre 2007 Nea Dimokratia si confermò come primo partito del Paese e Karamanlis ebbe un secondo mandato come primo ministro. Il secondo mandato di Karamanlis dura solo due anni, infatti il premier chiese a Papoúlias di sciogliere il Parlamento indicendo nuove elezioni. Alle elezioni del 6 ottobre 2009 Karamanlis esce sconfitto: il primo partito greco diventa il PASOK (Movimento Socialista Panellenico) ed il leader della formazione socialista, George Papandreou, viene eletto premier. Karamanlis incassa la sconfitta e lascia la guida del centrodestra ad Antonis Samaris, dimettendosi dal ruolo di presidente di Nea Dimokratia.
Già dopo le elezioni del 2009, Papandreou aveva reso noto lo stato in cui versava la finanza greca: il deficit pubblico (l’ammontare della spesa pubblica non coperta dalle entrate) era al 12,7% del PIL, mentre il limite concesso ai Paesi di Eurolandia è del 3%. Anche la disoccupazione era in aumento, varcando la soglia del 10%. Papandreou ha risposto alla crisi imponendo forme di austerity ed emanando leggi per diminuire l’evasione fiscale. La situazione peggiora nel 2010, e nel mese di aprile Giorgos Papakostantinou, ministro dell’economia, annuncia l’impossibilità per la Grecia di pagare la cedola dei titoli del debito pubblico in scadenza il 19 maggio 2010. Questa dichiarazione d’insolvenza ha diffuso il panico in tutti i mercati del mondo, provocando un’ondata di vendite dei bonds greci ed una importante svalutazione dell’euro nei confronti del dollaro.
Il 3 maggio 2010 il presidente Papoulias annuncia la volontà di voler punire i responsabili della crisi, istituendo una commissione parlamentare d’inchiesta. Ma un suggerimento alla neonata commissione giunge già dal popolo greco: secondo i sondaggi più recenti l’85% dei cittadini attribuisce le colpe al’ex premier Karamanlis. Intanto il sindacato Adedy ed i partiti di sinistra (rappresentati dalla coalizione Syriza ed i comunisti del KKE) preparano le proteste contro le misure (30 miliardi di tagli a stipendi e pensioni) imposte dall’UE e soprattutto dal Fondo Monetario Internazionale in cambio dei finanziamenti che dovrebbero salvare la Grecia. Finanziamenti che verranno concessi ai tassi di interesse più elevati della storia.
I prestiti alla Grecia da parte dei Paesi di Eurolandia: 80 miliardi di euro
Germania: 8,4 miliardi di euro
Francia: 6,3 miliardi di euro
Italia: 5,5 miliardi di euro
Spagna: 3,7 miliardi di euro
Paesi Bassi: 1,8 miliardi di euro
Belgio: 1,1 miliardi di euro
Austria: 870 milioni di euro
Portogallo: 780 milioni di euro
Finlandia: 560 milioni di euro
Irlanda: 490 milioni di euro
Slovacchia: 310 milioni di euro
Slovenia: 140 milioni di euro
Lussemburgo: 75 milioni di euro
Cipro: 55 milioni di euro
Malta: 25 milioni di euro
I prestiti alla Grecia da parte del FMI: 30 miliardi di euro
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