
Il Kirghizistan è uno Stato dell’Asia centrale, con capitale Biškek. Nato dalla dissoluzione dell’URSS, è rimasto ignoto ai più fino a qualche giorno fa, quando è salito alla ribalta delle cronache per via della rivolta scoppiata nella capitale contro il presidente Kurmanbek Bakiyev ed il primo ministro Daniyar Ussenov. I due sono stati cacciati a sassate dalla folla inferocita, che ha assaltato tutti i simboli del potere politico ed economico in seguito ad un nuovo aumento del prezzo del carburante. Al posto del dimissionario premier Ussenov è subentrato un governo popolare sotto la guida della rivoluzionaria Roza Otunbayeva. Il popolo chiede maggiori libertà e democraticità, nel rispetto delle promesse fatte e mai mantenute da Bakiyev quando salì al potere nel 2005 grazie alla rivoluzione dei tulipani. Allora il nemico era Askar Akayev, che aveva guidato il Paese in maniera dispotica sin dall’indipendenza del 1990. Ma Bakiyev, tradendo la fiducia del popolo, non solo non ha mai cambiato rotta, ma ha utilizzato gli stessi metodi dispotici del suo predecessore per mantenere il controllo sul Paese. Ora però il popolo kirghiso esige un vero miglioramento della situazione del Paese, qualcosa di più delle promesse fatte da Bakiyev nel 2005.
Il Kirghizistan ricopre un ruolo fondamentale nel panorama geopolitico mondiale. Come altri Paesi dell’Asia centrale, è attraversato da grandi flussi di petrolio e gas naturale che interessano le grandi potenze vicine, come Russia e Cina. Ma anche gli Stati Uniti hanno grande interesse nella stabilità del Paese, in quanto in Kirghizistan si trova una base militare di supporto alle operazioni belliche nel vicino Afghanistan. Nonostante le negazioni da parte degli USA, infatti, il presidente Kurmanbek Bakiyev era salito al potere con l’appoggio yankee, diventando praticamente un fantoccio nelle mani di George W. Bush, che necessitava dell’appoggio dei Paesi limitrofi per perpetrare i massacri afghani. Ma il popolo kirghiso non è domo, si è ribellato a questo ordine, vincendo anche le repressioni violente della polizia e dell’esercito (che hanno causato diverse decine di morti), vuole un Paese libero, democratico e dove i diritti siano garantiti a tutti. Viva il Kirghizistan!
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