La personalizzazione della politica

In tempi recenti si sente spesso parlare di crisi delle ideologie, in quanto sembra svanita l’efficacia di quei partiti e quei gruppi che si rifacevano alle grandi ideologie. Spesso si tende ad identificare l’inizio di questo avvenimento con la caduta dell’Unione Sovietica che, secondo molti, segnerebbe la fine del socialismo reale. Sta di fatto che i partiti ideologici sono stati sostituiti dai partiti personali, particolarmente in voga nel panorama italiano. Per averne la prova basta vedere quanti simboli di partiti italiani siano caratterizzati dal nome del proprio leader: e così leggiamo, tra gli altri, “Berlusconi” sotto la scritta “Popolo delle libertà”, “Casini” nel simbolo dell’Udc (del quale lo stesso Casini NON è segretario nazionale), “Di Pietro” in quello dell’IdV e “Vendola” nel rinnovato vessillo di Sinistra Ecologia Libertà.

Questa situazione ricorda il filosofo tedesco Max Weber quando parla delle forme di legittimazione del potere, che sarebbero tre: la legalità, la tradizione ed il carisma. Ebbene noi ci troviamo in una fase in cui il potere viene troppo spesso legittimato con il carisma di un leader. Weber ci dice anche che il carisma deriva da qualità che vengono attribuite al leader dai propri seguaci, indipendentemente dal fatto che il leader abbia o meno queste qualità. Purtroppo è proprio questa la situazione che ci troviamo a fronteggiare in Italia: una serie di leader politici che impressionano gli elettori con discorsi e dichiarazioni ad effetto ma che poi rivelano una pochezza di contenuti. Ovviamente, l’apoteosi di tutto ciò è Silvio Berlusconi. I “berluscones” gli attribuiscono doti e qualità che non solo egli non possiede, ma che non ha mai mostrato: questa è una conseguenza della ventennale demagogia che Berlusconi porta avanti attraverso i suoi innumerevoli mezzi di comunicazione.

Il filosofo di Erfurt conclude il suo discorso con un augurio, che noi condividiamo in pieno: spera che la politica sia sempre gestita da persone capaci e competenti e che non cada nelle grinfie di arrivisti e persone pronte a fare solo i propri interessi.

Tutto ciò può essere riassunto con una sola espressione: CRISI DELLA POLITICA. La crisi della politica è infatti da sempre caratterizzata da un rapporto unico tra il cittadino (che si appresta a divenire suddito) ed un leader politico. E’ la stessa crisi della politica che si è avuta dopo la Prima Guerra Mondiale e che ha portato al potere i vari Mussolini e Hitler. La differenza è che tutti quei Paesi che hanno vissuto le grandi dittature del ‘900 (Germania, Spagna, Portogallo, Grecia…) hanno imparato qualcosa ed hanno fatto di tutto per evitare un ritorno a quel passato, mentre in questo l’Italia fa eccezione.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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