Venezuela: decostruzione del video di Breaking Italy
In questo terzo video sulla questione venezuelana, andiamo ad analizzare e decostruire le tesi esposte nel video del canale Breaking Italy sulla tematica.
In questo terzo video sulla questione venezuelana, andiamo ad analizzare e decostruire le tesi esposte nel video del canale Breaking Italy sulla tematica.
Gli errori commessi da Chávez e da Maduro non sono certamente quelli messi in evidenza dai loro oppositori, ovvero quelli che possiamo ascoltare e leggere quotidianamente sui mass media nazionali ed internazionali. Occorre infatti formulare una critica da sinistra, e non da destra, per evidenziare le vere falle della Rivoluzione Bolivariana.
In queste ore, è in pieno atto un tentativo di colpo di Stato in Venezuela, con dinamiche che, per alcuni versi, ricordano il golpe attuato da Augusto Pinochet in Cile contro il presidente democraticamente eletto, Salvador Allende. Pur riconoscendo gli errori del governo di Nicolás Maduro, in questo momento riteniamo fondamentale schierarsi in difesa della Rivoluzione Bolivariana e contro l’imperialismo degli Stati Uniti di Donald Trump.
Mentre stiamo scrivendo, è in pieno atto un tentativo di colpo di Stato in Venezuela, con dinamiche che, per alcuni versi, ricordano il golpe attuato da Augusto Pinochet in Cile contro il presidente democraticamente eletto, Salvador Allende. Pur riconoscendo gli errori del governo di Nicolás Maduro, in questo momento riteniamo fondamentale schierarsi in difesa della Rivoluzione Bolivariana e contro l’imperialismo degli Stati Uniti di Donald Trump.
Le immagini dei tanti cittadini che negli ultimi mesi hanno abbandonato il Venezuela sono state utilizzate da parte della stampa occidentale per screditare il governo di Nicolás Maduro. Ovviamente, nessuno può negare che tanti venezuelani abbiano deciso di lasciare il Paese a causa della crisi economica, ma a colpire è stato soprattutto l’uso strumentale di questo fenomeno, visto che nel mondo esistono numerosi Paesi dai quali le persone si allontanano per ragioni economiche, senza che però le televisioni ed i giornali si sentano in dovere di informarcene. Significativo, poi, è anche il vocabolario utilizzato: dal Venezuela (come in passato si diceva per Cuba) le persone “scappano”, dal resto del mondo “emigrano”.
Travolto da una crisi economica che affonda le sue radici più al di fuori del Venezuela che all’interno del Paese sudamericano, il governo di Nicolás Maduro corre ai ripari e vara un piano per riportare il Paese alla stabilità.
È notizia di queste ore, anche se per gli osservatori più attenti non rappresenta di certo una sorpresa: Donald Trump voleva realizzare un piano per l’invasione armata del Venezuela e far cadere il governo di Nicolás Maduro, cosa che lo stesso capo di stato di Caracas aveva già detto più volte in passato.
Non si placano gli attacchi contro il Venezuela di Nicolás Maduro da parte della stampa e dei governi occidentali, gli stessi che in questi giorni stanno festeggiando la vittoria del candidato Iván Duque Márquez alle presidenziali colombiane. Ancora una volta, andiamo a rispondere alla propaganda antivenezuelana, mettendone in risalto le contraddizioni, già di per sé evidenti.
Le elezioni presidenziali in Venezuela hanno visto la schiacciante vittoria del capo di stato in carica, Nicolás Maduro, nonostante la grande campagna mediatica antibolivariana lanciata dagli Stati Uniti e dall’opposizione interna.
Per mesi, i mass media occidentali ci hanno mostrato l’immagine propagandistica di un Venezuela al collasso, di un presidente, Nicolás Maduro, incapace di governare il Paese, di un opposizione (rigorosamente liberista e filostatunitense) pronta a prendere le redini della potenza petrolifera ipoteticamente più grande del mondo. I cantori ditirambici della fine della rivoluzione bolivariana ci hanno poi venduto un referendum fasullo come atto di democrazia, ma sono stati messi a tacere in successione dalle elezioni per la Costituente, volute dallo stesso Maduro, e dai recenti risultati delle elezioni regionali. Bene, vuol dire che ne parleremo noi.