Cuba: Manuel Marrero Cruz nominato primo ministro
Come previsto dalla nuova Costituzione, a Cuba è stata restaurata la carica di primo ministro, attribuita al cinquantaseienne Manuel Marrero Cruz, già ministro del turismo.
Come previsto dalla nuova Costituzione, a Cuba è stata restaurata la carica di primo ministro, attribuita al cinquantaseienne Manuel Marrero Cruz, già ministro del turismo.
I costi della politica sono eccessivi? I politici vengono pagati troppo? Nelle democrazie borghesi è certamente vero, mentre nei Paesi socialisti i compensi dei leader sono decisamente meno cospicui.
Il parlamento francese ha approvato una legge per consentire ai medici cubani di operare nei suoi dipartimenti d’oltremare, che soffrono di una cronica mancanza di personale nel settore sanitario.
Redatta nel 1976, e modificata parzialmente nel 1992 e nel 2002, la Costituzione della Repubblica di Cuba verrà riscritta dopo oltre quarant’anni, come oramai annunciato ufficialmente dalle istituzioni politiche dell’isola. Dopo l’elezione di Miguel Díaz-Canel alla presidenza, dunque, prosegue il cammino della rivoluzione socialista per il passaggio di consegne alla nuova generazione post-guerrigliera.
Redatta nel 1976, e modificata parzialmente nel 1992 e nel 2002, la Costituzione di Cuba verrà riscritta dopo oltre quarant’anni, come oramai annunciato ufficialmente dalle istituzioni politiche dell’isola. Dopo l’elezione di Miguel Díaz-Canel alla presidenza, dunque, prosegue il cammino della rivoluzione socialista per il passaggio di consegne alla nuova generazione post-guerrigliera.
Miguel Díaz-Canel Bermúdez è stato eletto nuovo capo di stato e di governo a Cuba, con 603 voti su 604, tramite scrutinio segreto del Parlamento. Una scelta in continuità con la rivoluzione socialista che guida il Paese dal 1959 e che non mette a repentaglio l’eredità lasciata dalla generazione dei guerriglieri.
HO CHI MINH CITY – Le relazioni tra Cuba e Vietnam risalgono naturalmente ai tempi della Guerra Fredda, quando i due stati era uniti dall’appartenenza al blocco comunista. Molto nota la frase pronunciata da Fidel Castro: “Cuba è pronta a dare il proprio sangue per il Vietnam”, oggi stampata sulle magliette commemorative del líder máximo vendute per le strade di Ho Chi Minh City. Dal 1960, quando i due governi stabilirono le relazioni ufficiali, il Vietnam è inoltre sempre stato il secondo partner commerciale di Cuba in Asia, naturalmente alle spalle della Cina, soprattutto grazie alle importazioni di riso da parte dell’isola caraibica (il Vietnam è il secondo esportatore di riso al mondo dopo la Thailandia).
Una delle principali tematiche che ha tenuto banco in questi primi mesi di presidenza di Donald Trump è quella riguardante le relazioni tra gli Stati Uniti e Cuba. Dopo i lunghi decenni di gelo, che sono andati ben oltre la fine della guerra fredda, la distensione aveva avuto inizio negli ultimi due anni grazie al cambiamento di rotta voluto da Barack Obama. Con l’elezione di Trump, però, molti dei progressi fatti di recente sembrano messi a repentaglio.
Sono passati oramai cinque mesi dall’ingresso di Donald Trump alla Casa Bianca, ed è già possibile tracciare un primo bilancio delle mosse del neopresidente repubblicano. Il settantunenne newyorkese sembra aver deciso di dedicare la prima parte del suo mandato alla distruzione di quanto fatto da Barack Obama nel corso dei precedenti otto anni. Non che la presidenza Obama si esente critiche, anzi, ma quanto meno l’amministrazione democratica aveva ottenuto dei risultati apprezzabili (pochi) in alcuni campi. Di fatto, abbiamo evidenziato tre settori nei quali l’amministrazione Obama aveva fatto dei passi in avanti rispetto alle storiche posizioni degli Stati Uniti, ma per ogni passo in avanti fatto dal primo presidente afroamericano della storia sembra che Donald Trump sia intenzionato a farne due indietro.
Barack Obama resterà nella storia per essere stato il primo presidente afroamericano nella storia degli Stati Uniti, ma anche per essere stato il primo inquilino della Casa Bianca a visitare Cuba dalla rivoluzione del 1959 e dalla caduta del dittatore-fantoccio Fulgencio Batista. Un evento – preceduto dalla riapertura delle rispettive ambasciate di Washington e L’Avana – che è stato letto in maniera molteplice, ma che in realtà non ha segnato la fine delle politiche discriminatorie attuate dagli Stati Uniti nei confronti dell’isola caraibica sin dal 1960.