Zimbabwe: chi era Robert Mugabe?
Si è spento, lo scorso 6 settembre, il novantacinquenne Robert Mugabe, secondo presidente dello Zimbabwe, ruolo che ha ricoperto dal 1987 al 2017, stabilendo un record di longevità politica.
Si è spento, lo scorso 6 settembre, il novantacinquenne Robert Mugabe, secondo presidente dello Zimbabwe, ruolo che ha ricoperto dal 1987 al 2017, stabilendo un record di longevità politica.
In seguito alla vittoria delle elezioni presidenziali dello scorso 22 giugno, Mohamed Ould Ghazouani diventerà ufficialmente il nuovo presidente della Mauritania a partire dal 2 agosto.
Quando all’Università “La Sapienza”, oramai qualche anno fa, mi trovai ad assistere ad una conferenza tenuta da uno dei redattori della rivista “Africa”, molte domande degli studenti vertevano sulla povertà di questo continente, sul perché non si riuscisse a trovare una soluzione a questo male atavico. La risposta, però, non fu il solito ed inflazionato elenco di motivi che starebbero alla base della povertà in Africa, ma una frase breve ed incisiva: “Dobbiamo smetterla di dire che l’Africa è il continente più povero. L’Africa è il continente più ricco”. In effetti, basta guardare una mappa tematica delle risorse naturali presenti in quel vasto territorio, per affermalo. E allora, la domanda giusta dovrebbe essere: “Perché gli africani sono poveri?”.
Il clima di pace relativa che si respira ormai da lungo tempo nel mondo “occidentale” ci fa spesso dimenticare le guerre ed i conflitti ancora presenti in numerose aree del nostro pianeta, le violenze che si perpetrano ogni giorno ai danni dei popoli oppressi. Sebbene queste situazioni siano innumerevoli, solo alcune – come è fortunatamente il caso della Palestina – godono della diffusione mediatica a livello internazionale, mentre molte altre sono note solo a pochi: tra queste ultime troviamo il caso del Sahara Occidentale.
Una valuta utilizzata da numerosi Paesi, ma che non viene emessa e non è controllabile da parte degli Stati che la utilizzano: a tutti verrebbe in mente l’Euro, ma in questo caso stiamo parlando del Franco CFA, retaggio dell’impero coloniale francese che ancora oggi continua a condizionare le economie di numerosi Paesi africani.
Dopo la vittoria di Félix Tshisekedi alle elezioni presidenziali, la Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI) ha pubblicato anche i risultati delle elezioni legislative nella Repubblica Democratica del Congo, che si sono tenute nella stessa giornata del 30 dicembre.
Sono stati pubblicati giovedì 10 gennaio, con quattro giorni di ritardo rispetto a quanto annunciato, i risultati delle elezioni presidenziali nella Repubblica Democratica del Congo. La tornata elettorale, che si è tenuta lo scorso 30 dicembre, avrebbe incoronato, secondo quanto pubblicato dalla Commisione Elettorale Indipendente (CENI), Félix Tshisekedi, membro dell’opposizione. L’affluenza alle urne è stata del 47.56%.
Inizialmente previste per il 23 dicembre, le elezioni generali della Repubblica Democratica del Congo si sono tenute domenica 30 dicembre, con in programma soprattutto l’elezione del nuovo capo di Stato, dopo che il presidente Joseph Kabila, salito al potere nel 2001, subito dopo l’assassinio del padre Laurent-Désiré Kabila, ha annunciato la propria intenzione di non ricandidarsi per un nuovo mandato.
Piccolo stato africano che si affaccia sul Golfo di Guinea, il Togo ha ottenuto la propria indipendenza dalla Francia nel 1960, quando salì al potere il radicale Sylvanus Olympio, tra i leader del movimento per la liberazione nazionale, che però venne assassinato nel 1963. Dopo la morte di Olympio, seguirono anni di grande instabilità politica, fino all’emergere della figura di Gnassingbé Eyadéma, che nel 1967 istituì un governo militare.
Quarta isola più grande al mondo, il Madagascar ha vissuto le proprie elezioni presidenziali su due turni, nelle giornate di mercoledì 7 novembre e mercoledì 19 dicembre. Poiché nessuno dei candidati ha superato il 50% dei consensi, infatti, la scelta del nuovo capo di Stato è stata rimandata al ballottaggio tra i due aspiranti presidenti più votati. L’affluenza alle urne è stata pari al 54.24% per il primo turno, calando al 48.10% nel secondo, mentre al momento sono stati ufficializzati i risultati per il 97% circa delle sezioni elettorali dell’isola. I dati del ballottaggio che riporteremo di seguito, dunque, non sono definitivi, ma saranno soggetti a variazioni minime e non determinanti per l’esito finale.